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Miopia, l’epidemia silenziosa: perché ci sono sempre più persone che non vedono bene da lontano

Dall’aula al cortile, e ritorno: cosa sta davvero spingendo l’esplosione del problema e quali mosse funzionano per fermarla

Redazione La Sicilia

17 Gennaio 2026, 20:06

Miopia, l’epidemia silenziosa: perché vediamo sempre peggio da lontano e come invertire la rotta

La crescita impetuosa della miopia è ormai un dato di fatto. In Francia, riguarda circa il 40% della popolazione, contro il 15% registrato negli anni 1950: un balzo che non si spiega solo con i geni, ma soprattutto con le abitudini di vita, dalla riduzione del tempo all’aperto all’aumento della visione da vicino per studio e schermi.

Non solo genetica: è l’ambiente a fare la differenza

Gli studiosi convergono su un punto cruciale: la miopia ha una base ereditaria, ma le curve esplosive osservate in molte regioni del mondo richiedono un’accelerazione ambientale. Due leve si muovono in direzioni opposte. Da un lato, la compressione del tempo all’esterno riduce l’esposizione alla luce naturale, che sembra “segnalare” all’occhio in crescita di rallentare l’allungamento assiale. Dall’altro, l’intensificazione della visione da vicino (“near work”) — lettura prolungata, compiti, schermi — è associata a un rischio maggiore di sviluppare miopia, specie se inizia presto e si somma a un carico scolastico intenso. Una meta-analisi ha quantificato che ogni unità di “diopter-hour” settimanale di attività da vicino incrementa il rischio in modo misurabile.

Le proiezioni globali parlano chiaro: nel mondo dei bambini e adolescenti la miopia ha già raggiunto circa “un terzo” dei giovani e potrebbe superare i 740 milioni di casi entro il 2050. Il trend è più marcato in Asia orientale, nelle aree urbane e tra le adolescenti; la pandemia ha agito da acceleratore temporaneo nelle fasce 6-8 anni, specie durante i periodi di confinamento, con parziale ritorno ai livelli precedenti alla ripresa delle attività all’aperto. Sono numeri che impongono una strategia di prevenzione precoce e sistemica.

La misura con il miglior rapporto costi-benefici è sorprendentemente semplice: aumentare di almeno 120 minuti al giorno il tempo all’aperto a scuola e in famiglia. Un trial randomizzato in Cina ha mostrato che una lezione extra all’aperto di circa 40 minuti al giorno per 5 giorni la settimana ha ridotto l’incidenza di nuova miopia del 23% in tre anni rispetto alle scuole di controllo. Studi scolastici a Taiwan hanno riportato riduzioni anche maggiori in un anno quando la ricreazione veniva spostata sistematicamente all’esterno, suggerendo una relazione dose-risposta. L’intensità della luce conta, ma non serve il pieno sole.

A Taiwan però, dal 2010 il programma scolastico “Tian-tian 120” spinge i bambini a passare 120 minuti al giorno all’aperto, affiancando pause regolari dal near work (regola “30-10”: 30 minuti di vicino, 10 di pausa), miglior illuminazione in aula e controlli sistematici. L’analisi delle serie storiche su oltre un milione di alunni ha documentato, dopo anni di crescita, un’inversione della tendenza della riduzione dell’acuità visiva: dal 50% circa di bimbi con visione non corretta nel 2011 al 46% nel 2015. Un segnale concreto che politiche di salute pubblica mirate possono produrre impatti misurabili, anche in contesti a forte pressione educativa.

Come si “frena” la miopia nei bambini

Quando la miopia è comparsa e tende a progressione rapida, esistono interventi di “myopia control” con evidenza clinica. Colliri di atropina a bassa concentrazione rappresentano oggi uno dei cardini del controllo della progressione. Il programma LAMP (Low-concentration Atropine for Myopia Progression) ha mostrato un effetto dose-dipendente: 0,05% è risultato più efficace di 0,025% e 0,01% nel ridurre sia la progressione refrattiva sia la crescita della lunghezza assiale dopo 1–2 anni, con buona tollerabilità e minima incidenza di fotofobia o disturbi accommodativi. Nel prolungamento a 5 anni, il trattamento continuativo allo 0,05% ha mantenuto efficacia; molti bambini hanno richiesto la ripresa della terapia dopo sospensione, suggerendo strategie di follow-up e ritrattamento individualizzate. Nei bambini ad alto rischio, l’uso preventivo allo 0,05% ha anche ridotto l’incidenza di nuova miopia a 2 anni rispetto al placebo, mentre lo 0,01% non differiva dal placebo.

La scelta del dosaggio e la durata vanno personalizzate da oftalmologi e ortottisti con esperienza pediatrica; la sospensione può comportare “rebound” parziali e richiede monitoraggio regolare.

Orthokeratologia notturna

Le lenti rigide a geometria inversa indossate durante il sonno (orthokeratologia) modellano temporaneamente la cornea e riducono la progressione, con efficacia paragonabile ad alcune terapie farmacologiche in studi comparativi. Richiede selezione accurata del paziente, scrupolosa igiene e centri esperti per minimizzare il rischio — raro ma non nullo — di cheratiti.

Perché dobbiamo preoccuparci della “miopia alta”

La miopia non è solo un numero negativo sugli occhiali. L’aumento di lunghezza assiale modifica i tessuti oculari e cresce il rischio, lungo l’arco della vita, di complicanze che possono minacciare la vista: maculopatia miopica, distacco di retina, glaucoma a angolo aperto, cataratta. Una meta-analisi ha stimato, rispetto ai non-miopi, odds ratio in forte crescita già per miopie moderate, e molto elevati nelle miopie alte; ogni −1 diottria aggiuntiva aumenta il rischio di maculopatia miopica di circa il 58%, di glaucoma del 20%, di posterior subcapsular cataract del 21% e di distacco di retina del 30%. Questi dati chiariscono perché ridurre anche solo di 1 D la progressione prevista in un bambino oggi possa tradursi in anni di disabilità visiva evitata domani.