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Il restauro

Torna a splendere l'amatissima chiesa di Catania dedicata a San'Agata

Ieri la “riconsegna” ai parrocchiani dopo i lavori sul prospetto principale e sulle due facciate della chiesa di Sant'Agata al Borgo L’arcivescovo Renna: «Grazie al popolo di Dio che ha contribuito attraverso l’8 per mille a questi interventi»

Redazione Catania

18 Gennaio 2026, 06:30

Torna a splendere l'amatissima chiesa di Catania dedicata a San'Agata

La chiesa di Sant'Agata al Borgo, una delle più amate chiese dedicate al culto della Patrona, è tornata a splendere nei suoi colori originali. Ieri mattina sono stati infatti svelati e “spiegati” gli imponenti lavori di restauro e risanamento conservativo che hanno riguardato il prospetto principale e le due facciate. L'intervento - realizzato grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, con il contributo dell'Arcidiocesi, il coordinamento dell'Ufficio beni culturali e l'alta sorveglianza della Sovrintendenza - è durato poco meno di un anno e ha avuto ieri il suo “battesimo” con la benedizione della chiesa da parte dell'arcivescovo, mons. Luigi Renna. «Una facciata e un campanile che tornano a splendere - ha detto l’arcivescovo - sono l'immagine di accoglienza e ospitalità della chiesa. Grazie al popolo di Dio che ha contribuito alla realizzazione dei lavori».

Insomma, un restauro speciale di un posto speciale, come è stato spiegato nel corso del convegno “Restituire bellezza e custodire memoria - Valorizzazione dei luoghi di culto agatine a Catania” che si è svolto subito dopo. L’affascinante storia della chiesa e gli aspetti tecnici degli interventi effettuati al centro delle relazioni che si sono susseguite dopo i saluti dello stesso arcivescovo, del nuovo sovrintendente ai Beni culturali, Maurizio Auteri, e del parroco, don Vincenzo Fatuzzo.

Panoramica storica a cura dell'ingegnere Salvatore Maria Calogero, la progettazione e lavori di restauro esposti dall'ingegnere Maurizio Erbicella e dall'architetto Manfredi Cannata, l'alta sorveglianza ai lavori spiegata da Concetto Stagnitti e Vittorio Di Blasi.

Fra i tanti elementi emersi, quello che la Chiesa di Sant'Agata al Borgo - eretta nel 1669 dal vescovo Michelangelo Bonadies per assistere i profughi di Misterbianco, Malpasso e altri villaggi etnei, rifugiati a Catania in seguito all'eruzione dello stesso anno, e ricostruita nel 1709 dopo il terribile terremoto del 1693 grazie alle offerte dei fedeli - sia considerata la prima chiesa dell’Area metropolitana, visto che si era allora fuori dalle mura cittadine. E, ancora, come il tracciato della via Etnea, che confluiva nell’attuale via Caronda sia poi stato deviato ed esteso per arrivare al Borgo e oltre.

I lavori hanno affrontato le principali problematiche che affliggevano la chiesa, aggredita dall'umidità di risalita e dalle infiltrazioni di acque meteoriche (che hanno danneggiato anche gli affreschi interni). Dunque, si è provveduto alla revisione completa del sistema di copertura e di smaltimento delle acque piovane con le relative opere murarie connesse, al risanamento delle murature dall'umidità di risalita, al restauro integrale della facciata principale sia negli elementi ornamentali lapidei che nelle superfici intonacate a imitare la pietra arenaria e al rifacimento degli infissi.

L’intervento di don Orazio Bonaccorsi, direttore Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi, ha concluso il convegno. «L'inaugurazione si inserisce nel contesto delle celebrazioni agatine, offrendo ai cittadini un luogo di fede rinnovato, testimonianza di storia e devozione. Dopo circa un anno e meticolosi lavori di restauro e risanamento - ha spiegato - la Chiesa di Sant’Agata al Borgo si presenta restaurata nella sua facciata principale, segnando un momento di rinascita spirituale e culturale per il quartiere e per Catania».

«Il restauro del tempio - ha concluso don Bonaccorsi - assieme ad altri interventi sul patrimonio edilizio e sui beni artistici diocesani, dimostra il costante impegno dell'arcidiocesi per preservare il patrimonio dei beni culturali di Catania».

Rossella Jannello