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Il caso

"L'Inps nega il Reddito di Libertà a una donna di Caltanissetta che ha denunciato il marito per le violenze domestiche"

Alla vittima è stato pure sospeso l'Assegno di Inclusione e versa in condizione di indigenza. La denuncia della responsabile Sicilia "Donne di Destra" che ha scritto alla premier Meloni ed ai ministeri della Giustizia e delle Politiche sociali

21 Gennaio 2026, 19:31

Carola Profeta

Carola Profeta, responsabile Sicilia "Donne di Destra"

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Il caso di una donna nissena vittima di violenza domestica - reato le cui pene sono state inasprite con l’introduzione del cosiddetto Codice Rosso - approda all’attenzione del ministero della Giustizia e quello alle Politiche Sociali, a seguito dell’iniziativa della responsabile Sicilia di “Donne di Destra”, Carola Profeta. In particolare viene contestato l’operato dell’Inps di Caltanissetta che ha rigettato l’istanza finalizzata a fare ottenere alla donna il Reddito di Libertà, misura istituita dal Governo Meloni per sostenere concretamente proprio le donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza.
La signora, picchiata tra le mura domestiche, aveva denunciato il coniuge ed è stata poi seguita da un Centro Antiviolenza e dalle assistenti sociali del Comune di Caltanissetta, che hanno presentato, per suo conto, la domanda per il Reddito di Libertà, misura essenziale per consentirle di uscire da una grave condizione di pericolo e marginalità sociale.
«Nonostante l’istanza sia stata presentata correttamente all’Inps - fa sapere Carola Profeta - alla richiedente è stato comunicato il rigetto per presunta mancanza di fondi. Una circostanza inaccettabile, che rischia di svuotare di significato uno strumento fondamentale di tutela e sostegno. Promuovere la denuncia senza garantire un sostegno economico concreto e tempestivo rischia di vanificare l’efficacia stessa degli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento».

Inoltre l’Istituto di previdenza sociale, aggiunge la responsabile regionale di “Donne di Destra”, «ha disposto la sospensione dell’Assegno di Inclusione sulla base di un’errata interpretazione della normativa relativa ai carichi pendenti. Nel caso specifico, sia il Patronato sia il legale penalista della donna hanno confermato che la stessa rientra pienamente nei requisiti di legge. La sospensione dell’ADI, attiva dal mese di novembre, rappresenta un atto gravissimo che ha lasciato la donna priva di qualsiasi sostegno economico. Alla beneficiaria è stato suggerito di presentare una nuova domanda, con la conseguenza però di perdere il diritto agli arretrati maturati. Di fronte a una condizione di estrema necessità, la donna si è vista costretta ad accettare questa soluzione, rinunciando di fatto a quanto le spettava. Ma non resteremo in silenzio: qualora la donna abbia diritto agli arretrati, ci batteremo con determinazione affinché le vengano riconosciuti».
Del caso nisseno Carola Profeta ha pure informato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed alcuni deputati, ai quali chiede un’interrogazione parlamentare «per valutare il funzionamento e la gestione dell’Inps, che - scrive - in questo caso appare gravemente carente. Non si può dimenticare che l’Inps è l’ente cardine nella tutela delle fasce più deboli della popolazione».
Nel frattempo la donna che è stata vittima di violenza è priva di qualsiasi reddito dallo scorso novembre e versa in condizione di indigenza. Per fare fronte alle necessità primarie ha dovuto fare ricorso ad un intervento caritativo della parrocchia.