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il lutto

Ci lascia a 48 anni il bodybuilder due volte bronzo mondiale: malore improvviso nella camera da letto

Una vita di palestra e dedizione, due figli, una comunità che lo saluta. Cosa sappiamo, cosa resta da capire.

21 Gennaio 2026, 21:54

22 Gennaio 2026, 07:09

«Il silenzio delle sei»: la notte interrotta di Andrea Lorini, campione discreto del bodybuilding bresciano

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Andrea Lorini, è stato trovato morto nella sua camera da letto. Aveva 48 anni, ha vissuto a Chiari la parte più intensa della sua vita sportiva e umana. I soccorsi arrivano in fretta, ma non c’è nulla da fare. Le prime informazioni parlano di un malore improvviso, compatibile con cause naturali; non viene disposta l’autopsia.

Un atleta che ha costruito il proprio nome con pazienza

Chi ha frequentato le palestre tra Ovest bresciano e Franciacorta conosceva già quel nome. Andrea Lorini non era la star che accende i riflettori, era la presenza che li regge: istruttore capace, coach attento, uno che il bodybuilding lo aveva praticato ai massimi livelli nazionali prima che la pandemia cambiasse orari, ritmi e priorità. Nel circuito IFBB — acronimo che nel mondo del culturismo pesa come un marchio d’acciaio — Andrea si era distinto con piazzamenti di rilievo. Nel 2017, a Roma, aveva centrato la medaglia di bronzo ai campionati italiani nella categoria 90 chilogrammi, ripetendosi con un altro terzo posto nel 2019.

Dietro le medaglie, una quotidianità da professionista della fatica: alimentazione misurata al grammo, allenamenti spezzati tra mattina e sera, il rispetto per un corpo costruito con metodo più che con slanci. In quegli anni Andrea aveva incrociato anche la dimensione imprenditoriale dello sport, collaborando alla gestione della palestra Planet Fitness & Wellness di Coccaglio e lavorando come istruttore in varie realtà della zona. Prima ancora, un percorso nel settore assicurativo: la schiena larga non gli impediva di tenere insieme la concretezza del lavoro e l’ambizione sportiva.

Chiari si stringe attorno alla famiglia

La notizia corre rapida tra social e gruppi di paese: “Non può essere, Andrea no.” Nelle ore successive, la comunità di Chiari28 mila abitanti scarsi, un tessuto sportivo diffuso tra palestre, società ciclistiche e campi da calcio — si ferma a ricordarlo. Il sindaco di Chiari, Gabriele Zotti, conferma il clima di cordoglio, parlando di una persona «ben voluta» e di una tragedia che tocca non solo l’ambiente del fitness ma l’intero paese. La sua stessa pagina istituzionale ricorda il ruolo del primo cittadino nel rappresentare la comunità nelle circostanze più dolorose.

Nel frattempo si definiscono i dettagli dell’ultimo saluto: la salma viene composta alla Casa del Commiato Mombelli in via Rudiano; la veglia è fissata per la sera della vigilia, la celebrazione dei funerali per le ore 15 di giovedì 22 gennaio 2026 nel Duomo dei Santi Faustino e Giovita a Chiari. È un percorso rituale che la città conosce bene, ma che ogni volta riapre una ferita.

Il decesso è avvenuto nella mattinata di martedì 20 gennaio 2026 nell’appartamento di Andrea a Chiari. A trovarlo è stata la madre. I tentativi di rianimazione sono risultati vani. Le autorità — intervenuti i carabinieri per i rilievi di rito — hanno ricondotto la morte a un malore improvviso; non è stata disposta l’autopsia. Diverse ricostruzioni giornalistiche parlano di probabile infarto, ma l’indicazione ufficiale resta quella del malore, senza ulteriori specificazioni. In assenza di esami autoptici, ogni dettaglio sulle cause precise va considerato con prudenza. Andrea lascia due figli, Gaia ed Edoardo. La cerimonia funebre si tiene nel Duomo clarense, punto di riferimento per l’ultimo saluto della comunità.

Un atleta “senza rumore”: i risultati, la reputazione, l’impatto

C’è una differenza difficile da spiegare tra chi “fa palestra” e chi la palestra la abita. Andrea apparteneva al secondo gruppo. Chi ha incrociato i suoi allenamenti lo ricorda come uno che arrivava, salutava piano, scaricava i dischi con un gesto già memorizzato e poi spariva nella ripetizione. Nel bodybuilding, quella ripetizione è più di un esercizio: è una liturgia. Un rito fatto di serie, tempi sotto tensione, deficit calorico o surplus controllato, micro-cicli e macro-cicli. È un linguaggio che Andrea parlava con naturalezza, e che gli ha permesso di salire sui palchi IFBB con la sicurezza di chi ha già fatto il lavoro vero lontano dagli sguardi. Le classifiche ufficiali ricordano i suoi podi: bronzo nel 2017 (cat. 90 kg), bronzo nel 2019. In altri contesti, Andrea compare nelle graduatorie di gare open e grand prix con piazzamenti dignitosi anche in categorie superiori, segno di un percorso agonistico ampio e di lunga lena.

Ma il suo impatto non si esauriva nelle luci dei palchi. Molti allievi lo raccontano come un allenatore che sapeva “aggiustare” un’esecuzione con un tocco sulla scapola o sulla traiettoria del bilanciere, senza alzare la voce. Un coach che non prometteva scorciatoie, che teneva insieme la cultura del recupero e quella della prevenzione degli infortuni. La dedizione al mestiere sta anche nella scelta — non scontata — di restare in provincia, facendo crescere un movimento locale solido, fatto di palestre credibili e di atleti che non inseguono soltanto l’estetica, ma un’idea di forza sostenibile.

Perché “malore improvviso” non basta

Quando un atleta muore “nel sonno”, la formula malore improvviso può suonare come un contenitore vuoto. E lo è, se la si usa per sospendere le domande. In questo caso, le autorità non hanno disposto l’autopsia, ritenendo i riscontri sul posto sufficienti a classificare la morte come naturale. Alcune testate — sulla scorta di fonti sanitarie e di prassi in casi analoghi — parlano di infarto fulminante, ma la cronaca più prudente si limita a registrare la dinamica: nessun segno di violenza, nessun elemento che lasciasse pensare a cause esterne. Per rispetto della complessità medica, e della famiglia, è giusto fermarsi qui.

Questo non impedisce una riflessione: l’attività sportiva ad alto impatto modifica il corpo, e il bodybuilding agonistico richiede gestioni di peso, sonno, stress e integrazione tanto più delicate quanto più si alza l’asticella competitiva. Ogni valutazione clinica individuale, però, appartiene alla storia personale di un atleta e al rapporto con i suoi medici. Senza una base documentale, ogni collegamento tra disciplina praticata e decesso sarebbe una speculazione. L’unico dato certo, oggi, è la definizione istituzionale di malore e la conseguente assenza di accertamenti autoptici.