la denuncia
Via Gioeni è una "zona franca": tra auto in fiamme e palazzi che crollano, la rivolta dei residenti
Il Comitato scrive (anche) al prefetto: "Siamo nel baratro"
Ci sono zone della Città dei templi che sembrano destinate all'oblio, buchi neri dove la legalità sfuma nel vandalismo e le istanze dei cittadini rimbalzano contro il muro di gomma del silenzio istituzionale. È il caso di via Gioeni e delle aree limitrofe, un tempo cuore pulsante del commercio e della residenzialità agrigentina, oggi ridotte a un teatro di degrado, insicurezza e abbandono.
Il Comitato Gioeni ha deciso di alzare la voce, inviando la terza istanza ufficiale al prefetto, al questore e al sindaco. Il tono è quello di chi non ha più tempo per la diplomazia: «Non è pervenuto alcun riscontro alle precedenti missive, né una nostra delegazione è stata ricevuta».
Il quadro descritto dai residenti è inquietante. Il tratto iniziale della via, a ridosso della centralissima via Atenea, si trasforma nelle ore notturne e nei fine settimana in una zona franca. Risse, tentativi di furto, minacce e atti di vandalismo sono all'ordine del giorno. Ma la tensione è salita a livelli di guardia dopo episodi di «allarmante gravità»: due incendi dolosi di autovetture in poche settimane hanno squarciato il silenzio delle notti agrigentine, lasciando dietro di sé l'odore acre del dolo e la paura di un'escalation criminale senza controllo.
Come se la criminalità non bastasse, ci si mette anche l'incuria urbana. Il crollo parziale di un edificio ha costretto le autorità a transennare marciapiedi e carreggiate, soffocando ulteriormente la viabilità e sollevando dubbi atroci sulla tenuta statica degli immobili circostanti.
A completare questo scenario post-apocalittico c'è il paradosso idrico. In una città che spesso soffre la sete, via Gioeni annega: guasti cronici alle condotte pubbliche causano, durante la distribuzione, versamenti copiosi di acqua che rendono la strada una trappola scivolosa per i pedoni. Segnalazioni inviate? Molte. Interventi risolutivi? Nessuno.
Il Comitato non chiede miracoli, ma la normale amministrazione di una città che voglia definirsi civile: l'installazione di telecamere nei punti critici per scoraggiare i criminali; un potenziamento reale delle ronde notturne delle Forze dell'Ordine; interventi urgenti sugli edifici pericolanti e riparazione definitiva delle perdite d'acqua.
«Siamo fiduciosi», scrivono i residenti, ma è una fiducia che profuma di ultima spiaggia. La richiesta di un incontro urgente con il prefetto non è più solo una formalità, ma l'ultima chiamata per evitare che il quartiere scivoli definitivamente nel baratro della marginalità.