archeologia
Scoperto il tempio che può cambiare la storia dell'antico Egitto e che riaccende la storia del culto di Ra
Tra sabbie, quarzite e calendari di festa: perché il nuovo ritrovamento ad Abu Ghurab può cambiare la nostra idea dell’Antico Regno
Uno sguardo di oltre quattromila anni fa verso il cuore del culto solare egizio. Nel deserto di Abu Ghurab, alle porte del Cairo, un’équipe italo‑egiziana ha riportato alla luce un vasto “tempio a valle” collegato al celebre santuario solare del faraone Nyuserra. Sotto strati di limo del Nilo duri come cemento e accumulati da piene millenarie, sono riemersi pavimenti in calcare, basi di colonne e blocchi iscritti che raccontano feste, processioni e cibo distribuito alla comunità: un’agenda pubblica del sacro scolpita nella pietra. Non un dettaglio da addetti ai lavori, ma un tassello capace di rimettere in moto il racconto di un’epoca, quella della V dinastia e delle sue architetture per il dio Sole Ra.
Che cosa è stato scoperto e perché conta
Gli scavi condotti tra 2024 e 2025 nell’area di Abu Ghurab hanno individuato e messo in luce circa la metà di un grande tempio a valle appartenente al complesso solare di Nyuserra (metà del III millennio a.C.). Il sito dista circa 15–20 km a sud‑ovest del Cairo, tra Giza e Saqqara, all’interno della necropoli menfita.
Le strutture esplorate coprono oltre 1.000 metri quadrati; le altezze conservate raggiungono circa 5,5 metri. Fra gli elementi principali: un portico d’ingresso colonnato, una seconda entrata con portale in quarzite perfettamente preservato, basi e frammenti di colonne in granito e calcare di Tura, e blocchi decorati con iscrizioni geroglifiche che menzionano il nome di Nyuserra e una sequenza di festività.
Il tempio a valle collegava il fiume al santuario superiore tramite una strada processionale rialzata: era lo spazio di approdo delle barche cerimoniali e di transito tra profano e sacro, un tipico dispositivo dell’architettura templare dell’Antico Regno.
Questi dati, confermati da un comunicato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano e da testate scientifiche internazionali, ne fanno una delle scoperte più importanti degli ultimi anni sull’architettura del culto di Ra nell’area di Menfi. È infatti rarissimo poter studiare in esteso un “tempio a valle” di un complesso solare: finora ne conoscevamo appena due esempi citati dalla letteratura, ma mai uno così ben conservato nella necropoli menfita.
Una storia interrotta nel 1901 e riaperta dal clima
L’esistenza del “tempio a valle” era stata già ipotizzata dal grande egittologo Ludwig Borchardt nel 1901. Ma gli scavi si fermarono dopo poche settimane: la falda freatica troppo alta rendeva impossibile proseguire. Centoventicinque anni dopo, una combinazione di fattori — dagli effetti della Diga di Assuan ai cambiamenti climatici e allo spostamento del corso del Nilo — ha abbassato quel livello d’acqua, permettendo di scavare al di sotto di un poderoso strato di limo che in alcuni punti superava il metro e mezzo. È così che la missione ha potuto affrontare la parte bassa del complesso, liberandone la facciata e l’imbocco della rampa verso il fiume.
Chi c’è dietro alla scoperta
La missione è diretta dagli egittologi Massimiliano Nuzzolo (Università di Torino; Polish Academy of Sciences) e Rosanna Pirelli (Università di Napoli L’Orientale), con il sostegno del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità e il finanziamento italiano del MAECI. Si tratta della prosecuzione di un progetto pluriennale sul Tempio solare di Nyuserra e, più in generale, sui Sun Temples della V dinastia, in parte organizzato nel quadro del Sun Temples Project.
Il “calendario delle feste” inciso in facciata
Fra i ritrovamenti più rivelatori spiccano i blocchi che menzionano una sequenza di festività: la festa di Sokar, la festa di Min, e la processione di Ra nel tempio del Sole. Non sono semplici titoli, ma segmenti di un vero calendario rituale che, secondo l’interpretazione degli archeologi, era probabilmente esposto sulla facciata del tempio, all’esterno, ben visibile alla comunità. È una testimonianza precoce e di raro valore, perché esempi celebri di calendari festivi templari, come quello di Medinet Habu (epoca di Ramses III), sono di molti secoli successivi. Ancora più significativo: i testi alludono alla distribuzione di centinaia di porzioni di pane, birra e carne, indizio che le celebrazioni coinvolgevano non solo funzionari e sacerdoti ma l’intera comunità locale. Il tempio, dunque, come piazza rituale, e il re come mediatore del benessere fra umani e divino.
Come funziona un “complesso solare”
Per capire la portata del ritrovamento, conviene ripassare la grammatica architettonica dei Sun Temples della V dinastia. Le fonti antiche ne indicano sei; finora, tuttavia, se ne conoscono archeologicamente due completi: quello di Userkaf e quello di Nyuserra, entrambi ad Abu Ghurab/Abusir. Ogni complesso prevedeva un tempio alto su una lieve altura nel deserto — spesso con un massiccio elemento a torre o “benben” simbolo di Ra — e un tempio a valle vicino alla zona coltivata e ai canali del Nilo, uniti da una rampa o causeway. La scoperta di Abu Ghurab illumina proprio quest’ultimo anello, di solito eroso o difficile da scavare.
Perché questa scoperta è “nuova” anche se il santuario di Nyuserra era noto
L’“anello mancante” è il tempio a valle. Il santuario superiore di Nyuserra era stato studiato e, in parte, ricostruito da tempo. Ma la topografia completa del complesso — dal punto di approdo sul Nilo al cuore del culto — non si poteva comprendere senza il segmento basso. In questo senso, la scoperta del 2024–2025 ridefinisce la scala del monumento e permette di studiare in modo diretto funzioni, percorsi e logistica del culto, inclusi i flussi di offerte alimentari quotidiane, la gestione degli spazi per le processioni e la partecipazione popolare testimoniata dal “calendario”.