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Khaby Lame: dentro l’affare che trasforma l’influencer in un avatar (che vale centinaia di milioni)
Un’operazione da quasi un miliardo, tra Isole Vergini Britanniche e Hong Kong, che autorizza l’uso di AI e dati biometrici per creare un “gemello digitale”. Dietro la cifra, una nuova frontiera: il diritto a sé stessi nell’era degli avatar
All’inizio si muove solo una mano, quel gesto che ha reso celebre Khaby Lame: il palmo che indica “la via semplice”. Solo che stavolta la semplicità è finita su un contratto lungo decine di pagine, dove il “gesto” diventa asset, i tratti del volto diventano “dati biometrici” e la voce si trasforma in un parametro addestrabile. È il cuore dell’intesa che ha trasferito il controllo della società operativa dell’influencer a Rich Sparkle Holdings e che consente la creazione, con intelligenza artificiale, di un suo avatar digitale capace di lavorare senza sosta, parlare lingue diverse e presidiare piattaforme di live commerce 24/7. Un affare valutato intorno a 975 milioni di dollari, incardinato tra Isole Vergini Britanniche, Hong Kong e un veicolo quotato negli Stati Uniti. E soprattutto un precedente che obbliga a ripensare che cosa significhi “identità” nel 2026.
Secondo documenti depositati alla SEC statunitense, il 9 gennaio 2026 Rich Sparkle Holdings Limited (società di diritto BVI, quotata negli USA con ticker che la stampa finanziaria associa a “ANPA.US”) ha firmato uno “Sale and Purchase Agreement” per acquisire il capitale di Step Distinctive Limited (BVI), che detiene il 100% di Hong Kong Prosperous Sheep Corporation Limited. Il corrispettivo: 75 milioni di azioni ordinarie Rich Sparkle, per una valorizzazione complessiva di $975.000.000. Tra i venditori compaiono Serigne Khabane Lame (Khaby), Dominant Action Limited, Pink13 Group Inc., Anhui Xiaoheiyang Network Technology Co., Ltd. e altri. Le condizioni includono soglie minime di valutazione (almeno $900 milioni) e autorizzazioni di mercato.
Al di là dell’architettura societaria, i comunicati e le ricostruzioni convergono su un punto decisivo: l’intesa prevede l’uso di AI per generare un “gemello digitale” dell’influencer, alimentato da contenuti comportamentali e dati biometrici (volto, voce, movimenti), da impiegare nel live streaming e nell’e-commerce. È qui che l’operazione trascende i numeri e tocca la materia prima dell’era post-social: la persona come piattaforma.
L’accordo è stato già raccontato dai media per le sue dimensioni — quasi un miliardo — e per il profilo globale del creator più seguito su TikTok. Ma la vera notizia è che per la prima volta un top creator formalizza, con clausole esplicite, il trasferimento di porzioni della propria “identità digitale” per addestrare un avatar commerciale. Non è la solita licenza di immagine: parliamo di una pipeline tecnica e giuridica che acquisisce e processa dati idonei all’identificazione univoca di una persona. In termini GDPR, rientriamo nella definizione di “dati biometrici” di cui all’art. 4(14) e, di regola, nelle “categorie particolari” il cui trattamento è vietato salvo consenso esplicito o altre basi dell’art. 9.
Sul piano regolatorio europeo, inoltre, la AI Act è entrata in vigore il 1° agosto 2024 e diventerà pienamente applicabile il 2 agosto 2026 (con divieti specifici già in vigore dal 2 febbraio 2025 e regole per i modelli generali dal 2 agosto 2025). Questo significa che gli “avatar” alimentati da GPAI e utilizzati in contesti ad alto impatto commerciale dovranno rispettare requisiti crescenti di trasparenza e gestione del rischio man mano che il calendario di applicazione entra a regime.
Per capire l’asse strategico dell’affare bisogna guardare alla filiera del live commerce in Cina. Tra i venditori dell’operazione figura Anhui Xiaoheiyang Network Technology Co., Ltd., riconducibile al fenomeno del top streamer cinese noto come “Crazy Little Brother Yang” (o Xiaoyangge), stella del gruppo Three Sheep/San Zhi Yang, protagonista della stagione d’oro (e delle successive turbolenze) dello shopping in diretta su Douyin. Negli ultimi anni la galassia Three Sheep ha cercato sbocchi a Hong Kong e all’estero: notizie di stampa hanno documentato l’apertura di uffici, l’ingresso in nuovi mercati e un contenzioso regolatorio interno poi rientrato con sanzioni e “rettifiche” operative. È il pezzo mancante per spiegare perché l’avatar di Khaby Lame non è un semplice esperimento tech, ma il tassello occidentale di una macchina di industrializzazione dell’influenza che in Asia ha già scale e metodi.
Che si tratti di PR aziendali o di dossier giornalistici, il senso è chiaro: Rich Sparkle vuole fondere una piattaforma finanziaria e distributiva con IP globali (tra cui Khaby) e una catena di fornitura da live commerce. I numeri snocciolati nelle note stampa parlano di bacini da centinaia di milioni di follower e potenziali GMV plurimiliardari: proiezioni aggressive, ma coerenti con l’obiettivo di trasformare un creator in una “entità commerciale a catena completa”.
Gli elementi raccolti tra filing e comunicati indicano funzioni precise: presenza costante nelle dirette di live commerce, interazione con l’utenza, presentazione e vendita di prodotti, capacità multilingue, potenziale personalizzazione su mercati diversi. La logica è chiara: se il live shopping richiede ore di presenza e un’incessante pipeline di contenuti, un avatar riduce i colli di bottiglia. Per i compratori è un modo per “scalare” l’IP internazionale di Khaby dentro una macchina di supply chain e operations già rodata in Asia.
Resta però un punto di controllo critico: la qualità del “digital twin”. Un avatar convincente non si ottiene solo con un dataset abbondante: servono pipeline di motion capture, modelli di speech synthesis di alto livello, e safety ben progettate per evitare derive reputazionali. Le società coinvolte non hanno divulgato dettagli tecnici, ma l’accuratezza degli output e la gestione dei bias saranno fattori competitivi e giuridici rilevanti ai sensi delle nascenti regole europee di trasparenza e accountability per l’AI.