Il documento
Un minuto dalla fine del mondo? La valutazione scientifica che fa paura
Clima, guerra nucleare, intelligenza artificiale e crisi dell’informazione: ecco cosa dicono i dati. Nuovo aggiornamento dell'Orologio dell’Apocalisse
Le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse scattano ancora in avanti, avvicinandosi come mai prima d’ora alla mezzanotte dell’umanità. Se solo un anno fa mancavano 89 secondi al punto di non ritorno, oggi il margine si è ulteriormente assottigliato: restano appena 85 secondi prima di un collasso globale provocato dalle stesse tecnologie create dall’uomo. Un segnale inquietante, che fotografa un mondo sempre più vicino all’autodistruzione.
A spingere l’orologio verso l’ora fatale non sono soltanto l’aggravarsi della crisi climatica e lo sviluppo incontrollato di nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, ma soprattutto un contesto internazionale dominato da tensioni esplosive, nazionalismi aggressivi e disinformazione sistemica. A lanciare l’allarme è il Bulletin of the Atomic Scientists, l’organizzazione fondata nel 1945 da Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer e da altri scienziati coinvolti nel Progetto Manhattan, proprio per mettere in guardia l’umanità dai pericoli esistenziali da essa stessa generati.
«Un anno fa avevamo avvertito che il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale», spiegano gli esperti. «Ogni esitazione nel cambiare rotta avrebbe reso la catastrofe più probabile». Ma quell’avvertimento è rimasto inascoltato. Al contrario, le grandi potenze – dalla Russia alla Cina, dagli Stati Uniti ad altri Paesi chiave – hanno imboccato una traiettoria sempre più aggressiva e antagonista. Le fragili intese internazionali, costruite con fatica in decenni di diplomazia, si stanno sgretolando, sostituite da una competizione spietata tra potenze in cui il vincitore prende tutto. Un processo che erode la cooperazione globale indispensabile per ridurre il rischio di una guerra nucleare, contenere il caos climatico, prevenire l’uso improprio delle biotecnologie, governare l’intelligenza artificiale e scongiurare altri pericoli di portata apocalittica.
Nel documento che accompagna l’aggiornamento dell’orologio, le critiche si fanno esplicite nei confronti dell’amministrazione Trump, indicata come simbolo di un nazionalismo sempre più muscolare e miope. Vengono citati il riarmo nucleare, l’attacco in Iran, il progetto di difesa Golden Dome, la vera e propria offensiva contro le energie rinnovabili, le politiche sull’intelligenza artificiale che privilegiano la velocità dell’innovazione a scapito della sicurezza, e i tagli alla sanità e alla ricerca scientifica, che indeboliscono la capacità di risposta a pandemie e nuove minacce biologiche.
Nel panorama globale, avvertono gli esperti, «troppi leader si mostrano compiacenti o indifferenti», adottando retoriche e decisioni che non riducono i rischi esistenziali, ma li accelerano. È per questo che oggi l’Orologio dell’Apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte: il punto più vicino alla catastrofe mai raggiunto. Una rappresentazione brutale delle minacce che incombono sull’umanità, ma anche un ultimo, disperato appello all’azione collettiva. Il messaggio è chiaro: il tempo sta finendo, e agire subito è l’unica possibilità rimasta.
Eppure, intervenire diventa sempre più difficile in un contesto definito come un vero e proprio “Armageddon dell’informazione”. A denunciarlo è Maria Ressa, giornalista investigativa filippina e premio Nobel per la Pace 2021. Secondo Ressa, la verità è stata deliberatamente e sistematicamente corrotta da piattaforme che privilegiano il profitto alla responsabilità. Un meccanismo che esaspera i conflitti, alimenta le divisioni e porta alla disgregazione della cooperazione sociale, aprendo la strada a leader illiberali pronti a sfruttare il caos.
Il pericolo più grave, avverte Ressa, è la fusione tra il potere dello Stato e quello delle oligarchie tecnologiche. Quanto accaduto recentemente in contesti come Venezuela, Groenlandia e Minneapolis rappresenta, secondo lei, un’anticipazione di ciò che diventa possibile quando la battaglia per l’integrità dell’informazione viene persa. Uno scenario che rende l’avanzare delle lancette ancora più angosciante, e la mezzanotte sempre più vicina.