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Attualità

"La criminalità organizzata nell'Ipparino e i rapporti con gli albanesi, il quadro si sta evolvendo così"

Oggi l'audizione deI giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto dinanzi alla commissione parlamentare Antimafia all'Ars

28 Gennaio 2026, 18:34

19:08

Vittoria, una scorta per il giornalista Giuseppe Bascietto

Il giornalista Giuseppe Bascietto

Oggi a Palermo, presso la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, si è tenuta una delicata audizione della Commissione parlamentare Antimafia, guidata dal presidente Antonello Cracolici. Protagonista dell’incontro è stato il giornalista d’inchiesta Giuseppe Bascietto, originario di Vittoria, chiamato a riferire sulle più recenti evoluzioni della criminalità organizzata in Sicilia. Parte della seduta è stata secretata, segno dell’importanza e della sensibilità degli argomenti trattati.

Bascietto ha spiegato che la riunione, durata quasi due ore, si è concentrata principalmente sulle attività della criminalità organizzata albanese e sulle sue ramificazioni nel territorio siciliano. «Abbiamo parlato essenzialmente della criminalità organizzata albanese, delle sue alleanze con personaggi e clan locali: a Gela con le famiglie Paolello e Rinzivillo, a Catania con il clan Cappello, Arena e Nizza del quartiere Librino, che si sono alleati con i Cappello lasciando i Santapaola. A Siracusa c’è il clan Bottaro, mentre la zona di Avola, Pachino e Rosolini è sotto il controllo dei clan Aparo, Trigila e della famiglia Crapula, con riferimenti anche al clan Nardo

Secondo Bascietto, la situazione attuale desta forte preoccupazione perché «queste nuove organizzazioni stanno spaccando la Sicilia in due, agendo senza il consenso di Cosa Nostra palermitana e passando letteralmente sopra la sua testa. Questo sta creando una serie di problemi e tensioni nel territorio». Il giornalista ha sottolineato come la capacità degli albanesi di stringere alleanze sia stata determinante per la loro penetrazione nel sud-est siciliano, storicamente considerato il “ventre molle” della regione, zona che negli anni della Stidda aveva già dichiarato guerra a Cosa Nostra palermitana.

Bascietto ha illustrato come, a suo avviso, il Sud-est siciliano si stia trasformando nel nuovo “porto di Gioia Tauro”, diventando un punto nevralgico per il traffico internazionale di droga. «La droga arriva, viene smistata nelle campagne e poi nascosta negli estintori, nei peperoni o nei doppifondi modificati dei camion, per essere successivamente distribuita in tutta Europa. La logistica è semplice: si parte da Catania, si risale verso la Calabria dove si trova la copertura di famiglie storiche della ‘ndrangheta come la ndrina dei Coluccia e le ndrine di Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica. Da lì si passa a Lecce e tuttora nel brindisino, dove opera il clan Buccorella, collegato alle ndrine calabresi dei Coluccia, di quelle di Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica e al cosiddetto “puorcu” di Vittoria; da Lecce la merce cambia autisti ad ogni snodo, fino ad arrivare in Germania, dove viene ulteriormente smistata per raggiungere tutto il continente».

Le sue dichiarazioni hanno acceso l’attenzione della Commissione, evidenziando la complessità e la pericolosità delle nuove alleanze criminali che stanno ridefinendo la geografia mafiosa siciliana. «Solo le indagini future potranno chiarire fino a che punto queste organizzazioni stiano agendo senza il consenso delle vecchie mafie», ha sottolineato il giornalista, invitando a mantenere alta la guardia e a promuovere una collaborazione sempre più stretta tra le forze dell’ordine e le istituzioni.