arriva l'ok
Metal detector a scuola ma solo su richiesta: cosa cambia davvero dopo la circolare Valditara–Piantedosi
Una stretta “mirata” contro i coltelli tra i giovani: linee di intervento, limiti operativi e domande aperte per dirigenti, famiglie e territori
Davanti la scuola un metal detector mobile, lo stesso che si usa ai concerti. Gli studenti entrano uno alla volta, i collaboratori scolastici restano al loro posto, gli insegnanti presidiano le classi. I controlli li fa esclusivamente la forza pubblica. È il fotogramma, molto concreto, che sintetizza la nuova circolare firmata il 28 gennaio 2026 dai ministri Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi: un atto che non “militarizza” le scuole, ma consente – a precise condizioni – l’impiego di strumenti di rilevazione per intercettare l’introduzione di armi, soprattutto coltelli, negli istituti italiani.
Cosa prevede la circolare: la cornice di intervento
Secondo la nota congiunta, la circolare è indirizzata in particolare alle articolazioni territoriali dei due dicasteri – dunque a prefetture e questure – e mira a rafforzare la prevenzione contro l’uso di armi da taglio tra i minorenni e i giovani adulti. Punti chiave: attivazione dei controlli con metal detector “su richiesta” dei dirigenti scolastici; decisione operativa condivisa con i prefetti, con verifiche anche “a sorpresa” davanti o all’ingresso delle scuole; strumenti mobili, non varchi fissi; impiego selettivo “solo nelle situazioni più gravi” o in contesti a rischio; esclusiva competenza degli operatori di pubblica sicurezza: personale docente e ATA non effettua perquisizioni né gestisce apparecchiature.
Non si tratta, quindi, di un obbligo generalizzato: i metal detector entrano in campo quando le scuole lo ritengono necessario e dopo un confronto con l’autorità di pubblica sicurezza. Il modello è già stato sperimentato in alcuni istituti italiani con controlli discontinui, a supporto di protocolli locali sulla sicurezza.
Perché adesso: i fatti che spingono alla stretta
La firma arriva a pochi giorni dall’omicidio di Youssef Abanoub all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia il 16 gennaio 2026, un caso che ha segnato studenti e opinione pubblica e spinto le istituzioni a promuovere una risposta rapida sul terreno della prevenzione. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino per il 22 gennaio; nel frattempo, il ministro Valditara ha incontrato la comunità scolastica e i familiari.
Nello stesso arco di tempo, il Ministro dell’Interno Piantedosi ha annunciato in TV l’imminente direttiva condivisa: controlli possibili “su richiesta dei presidi” e, quando necessario, “anche a sorpresa”, nel rispetto dell’autonomia scolastica e con la regia delle prefetture. La circolare odierna rende operative quelle indicazioni.
Il dato d’opinione: cosa ne pensano i ragazzi
Secondo un instant poll citato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato da Skuola.net all’indomani dei fatti di La Spezia, 6 giovani su 10 sarebbero favorevoli a introdurre controlli, incluso l’uso dei metal detector in contesti a rischio; gradimento che il ministro Valditara ha definito coerente con l’obiettivo di “garantire la sicurezza”. Il sondaggio fotografa un clima emotivo particolare, ma offre uno spaccato utile per comprendere il consenso potenziale verso misure mirate.
Il confronto internazionale: deterrenza sì, ma l’efficacia va misurata
Nei grandi distretti urbani statunitensi, i metal detector – fissi o mobili – sono realtà da anni. I dati raccolti a New York City tra l’1 luglio 2025 e il 14 gennaio 2026 indicano oltre 1.000 coltelli intercettati dagli scanner nelle scuole, insieme a 9 armi da fuoco, 58 taser, 292 taglierini/rasoi e centinaia di altri oggetti vietati, con 177 scanner attivi su un sistema di circa 1.600 scuole. Sono numeri che parlano di deterrenza e capacità di sequestro, ma non bastano, da soli, a provare un calo stabile della violenza; anche perché l’efficacia dipende da manutenzione, personale, e scelte tecnologiche.
Non mancano criticità: in alcune città i programmi mobili sono stati sospesi per guasti o carenza di school safety agents; test su sistemi “AI-powered” in ambito metropolitano hanno sollevato dubbi per falsi allarmi e costi/benefici. In altre realtà, come il distretto di Louisville (JCPS) o la high school di Schenectady, i report interni segnalano un calo di incidenti e intercettazioni efficaci all’ingresso dopo l’installazione. Il messaggio che arriva dall’estero è chiaro: gli scanner possono aiutare, ma funzionano solo dentro un sistema ben gestito, con personale formato, manutenzione, procedure snelle e un forte presidio educativo.