Etna
La Faglia di Tremestieri si muove: le deformazioni sul terreno e i segnali per l'Ingv
Spostamenti silenziosi sotto le case: cosa è il "creep asismico" che indica la riattivazione fratture dopo le scosse di novembre
Mentre l’Etna continua a offrire spettacolo con le sue eruzioni, nel sottosuolo dell’area etnea agiscono forze silenziose ma insidiose. La Faglia di Tremestieri, che attraversa il fianco meridionale del vulcano da Nicolosi a Tremestieri, sta mostrando nuovi segnali di “creep asismico”: lenti e costanti scorrimenti del terreno, noti da anni agli specialisti dell’INGV, che riemergono con fenditure fresche in aree densamente abitate. Questi movimenti, legati all’interazione tra l’attività magmatica e la collisione tra le placche africana ed eurasiatica, non sono una sorpresa per la comunità scientifica. Diventano però preoccupanti quando investono il tessuto urbano, deformando strade, piazze e persino le reti idriche.
“Il terreno parla, e noi lo ascoltiamo”, ha spiegato Raffaele Azzaro, geologo dell’Ingv – Osservatorio Etneo, che insieme a Carla Musumeci ha effettuato un sopralluogo dopo le segnalazioni dei residenti. A innescare l’attenzione, i microsismi del 17 e 18 novembre 2025: la rete sismica dell’INGV ha registrato nove scosse, con magnitudo compresa tra 1,5 e 2,5, ipocentri superficiali e localizzazione tra Pedara e Mascalucia. Le più energiche – due eventi di ML 2.5 e uno di 2.4 – sono state avvertite chiaramente a Pedara, Mascalucia, Tremestieri Etneo, Sant’Agata li Battiati e Gravina di Catania, facendo tremare le abitazioni e svegliando diverse famiglie. Il rilievo sul campo ha confermato la riattivazione del sistema di faglia nel cuore di Tremestieri.

Nel piazzale del Circolo Didattico “Teresa di Calcutta” vecchie lesioni si sono spostate lateralmente di 1,5 cm, con scorrimento destro dei blocchi. In via Ravanusa un reticolo di fessurazioni “a gradini” ha dislocato il suolo di circa 1 cm, provocando la rottura di una tubatura dell’acqua, segno concreto delle tensioni in atto. Ancora più evidente la deformazione nella piazzetta di via Etnea: si osservano salti verticali fino a 0,5 cm e orizzontali di 1 cm, con compressioni che ondulano il selciato. Più a monte, lungo la SP 3/II Tremestieri–Mascalucia, un’ulteriore frattura storica ha ceduto, causando un’altra perdita idrica e movimenti estensionali dell’ordine di 1 cm.
Il settore settentrionale della faglia, invece, appare “bloccato” da asperità che, quando cedono, generano episodi sismici come quelli di novembre. L’insieme dei fenomeni – distribuiti su circa un chilometro e più intensi verso valle – conferma il carattere cronico del creep asismico lungo questa struttura “nascosta”. “Non sono eventi inattesi, ma ricordano che anche le faglie silenziose deformano il suolo con effetti su edifici e infrastrutture”, avverte Azzaro. La deformazione si attenua progressivamente verso monte, dove irregolarità sul piano di faglia frenano lo scorrimento. Per le comunità dell’hinterland etneo, il messaggio è netto: servono monitoraggi continui e verifiche in situ per una pianificazione urbana consapevole e resiliente. In un territorio in cui vulcanismo e tettonica procedono all’unisono, ogni crepa diventa un segnale prezioso per mitigare i rischi e prevenire danni più gravi.