Verso la festa
Sant'Agata, a Librino in regalo il roseto di Agata Presti: «Qui è l’anima del quartiere»
Per la prima volta 10 candelore sfilano per i grandi viali del rione presenti anche il sindaco etneo e ragazze e ragazzi delle scuole
Dieci candelore sfilano per gli enormi viali di Librino con banda e folla di devoti al seguito. Ed esplode la gioia, la festa. Non era mai successo prima. È un dono di Antonio Presti al quartiere, una processione che ha come momento centrale l' offerta delle rose a Sant'Agata, davanti all' altarino in ceramica a lei dedicato tra le tante opere d'arte che arricchiscono il cavalcavia di viale Nitta. Adulti e bambini portano rose recise, rose di carta e rose in pianta. Centinaia, bianche con sfumature di rosso, come il velo della Patrona cui si è ispirato il roseto voluto e donato dalla Fondazione e progettato dalle paesaggiste Tindara Crisafulli, agronoma, e Alessandra Romeo, architetta.
Il roseto come «strumento di cura del territorio che passa attraverso la devozione per la Santa». Un progetto condiviso con i bambini delle scuole del quartiere che sviluppano così la consapevolezza dell'importanza del paesaggio nella loro vita quotidiana e l'impegno a tutelarlo, a rispettarlo. «Un'azione educativa che è anche semina perché questo messaggio arrivi ai loro genitori, agli adulti». E che questa speranza cominci a realizzarsi lo dicono le tante mamme felici di festeggiare Sant'Agata nel loro quartiere e di avere sperimentato una «bella collaborazione tra noi» per portare avanti le idee e i progetti di Antonio Presti. A lui, da tutti, va un grazie di cuore per «avere regalato bellezza», per «un'iniziativa meravigliosa che ci fa sperare nella rinascita di Librino», per «avere portato l'amore di Sant'Agata anche nel quartiere. La festa, adesso, è anche qui».
E lo è con le modalità abituali. «Dove sono arrivate?». «A che punto sono?». «Vanno lente o veloci?». Chi cammina lungo i viali cercando di incrociare le candelore fa le domande di sempre, in un rito collettivo che affratella e costruisce identità. Le docenti lo sanno bene. Per questo guidano le loro classi alla festa in orario di lezione. Anche questa è scuola e per questo vietano l'uso dei cellulari. Niente riprese. Per i ragazzini è dura, anche se le professoresse assicurano che condivideranno immagini e video che tutti vogliono perché questa è una giornata speciale, una giornata storica. Anche il sindaco Enrico Trantino ha voluto esserci, davanti all'altar e di Agata. Sorride contento in mezzo alla folla festante. «Questa iniziativa è un segno di presenza importante per una comunità che non avverte la vicinanza della città, nonostante si manifesti più di quanto non creda. Non mi piace l'idea di periferia. Esiste una sola città e questa di oggi ne è la testimonianza». A corroborare la sua convinzione - frutto dell'azione visionaria di un artista e mecenate - è anche la presenza del segretario del comitato dei festeggiamenti di Sant'Agata, don Orazio Bonaccorsi, delegato dall'arcivescovo, e del presidente del VI municipio Francesco Valenti che ci tiene a sottolineare che «le candelore a Librino sono una visione che diventa realtà grazie all'amore sconfinato di Antonio Presti per il nostro quartiere».
Felice e commosso è anche lui, l'uomo che ha speso vent'anni per promuovere l'arte, la bellezza, la solidarietà e il senso civico a Librino, il mecenate che ha coinvolto artisti, poeti e migliaia di bambini in occasioni di gioia e di crescita umana e intellettuale. La sua nuova impresa è «restituire la devozione a Sant'Agata» attraverso il sentimento popolare delle candelore e i roseti che vuole realizzare in ogni angolo del quartiere. «I bambini non devono levare la spazzatura, ma curare i fiori, le rose. Il messaggio che voglio lanciare ai bambini di Librino e di tutta la città è che la fragilità è potenza, la sconfitta è vittoria, la rinuncia è guadagno. Librino, che si sente periferia, oggi guadagna centralità con la potenza delle rose, la sua fragilità si trasforma nella potenza dell'essere periferia. Tutto l'opposto di quanto impone la contemporaneità che ci vuole solo apparenza, competizione, potenza. Qui oggi vive l'anima di Librino».
Un progetto, questo dei roseti, «che non dovrebbe avere la parola fine» e per il quale Antonio Presti chiede la collaborazione di imprese perché si facciano sponsor di questo piano di cura del bene comune che passa attraverso le rose. Ieri i bambini e le loro mamme ne hanno impiantate oltre duecento nello spazio antistante l'altarino di Sant'Agata. «Sogno che la sera del 3 febbraio i catanesi devoti vengano a Librino a portare fiori alla Patrona che qui ha il suo roseto». Un'altra visione per il futuro.