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Il diario di viaggio

Lentezza da cartoon: l'odissea in bus per seguire il Catania a Potenza

Dalla Sicilia alla Basilicata in dodici ore, tra treni cancellati, percorsi in pullman estenuanti (ma puntuali) e la resilienza dei pendolari

01 Febbraio 2026, 21:12

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Lentezza da cartoon: l'odissea in bus per seguire il Catania a Potenza

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Potenza. Mr Magoo mi fa un baffo. Sono talmente lento alla guida dell’auto che ormai i miei amici mi chiamano come il vecchino dei cartoon anni Ottanta che tanto piaceva ai bambini. Lui distratto. Parecchio. Io prudente. Troppo. Tanto che da quasi trent’anni quando arrivo allo stadio di qualsiasi posto d’Italia per seguire e raccontarvi le partite del Catania i colleghi e gli inviati di tutta la penisola mi accolgono con le solite, simpatiche, frasi: «Sei arrivato guidando a marcia indietro?» Oppure: «Nino Russo, il fotografo, ha fatto la strada a piedi ed è qui da ore». Poi chiama Nunzio, il mio capo, per sincerarsi che non stia ancora a metà percorso. Insomma la fama mi precede. Dunque quando posso faccio prima a raggiungere il posto in cui gioca la squadra rossazzurra in treno.

Quando il ciclone ha spazzato via le strade ferrate del litorale ho vissuto notti da incubo. Come faccio ad arrivare a Potenza, sede di Sorrento-Catania? E via con il contest dei consigli tra colleghi, famigliari, il figlio che ormai è il mio tour operator e via dicendo.

Ho scelto il bus per arrivare a Messina e non perdere l’Intercity delle 10 che mi ha fatto sbarcare a Salerno, terra "nemica" per i tifosi catanesi in vista dello scontro diretto di marzo in cui si deciderà una fetta di campionato per tutti. E il vecchio convoglio, partito in orario, è arrivato a destinazione in tempo. La coincidenza per Potenza è stata rispettata. Morale della favola sono arrivato alle 18. Ma quando sono partito?

Senza vergogna confesso che per arrivare alla stazione di Messina ho scandagliato gli orari di tutti i mezzi pubblici a quattro ruote. Treni sostitutivi delle Ferrovie, linee private. Avevo anche pensato di andare in autostop o in taxi. Ironie a parte mi avevano consigliato di partire in netto anticipo perché ci sono bus che fanno tappa lungo la costa laddove le corse dei treni sono state cancellate. Dunque Itala, Furci, Nizza, Rometta vivono criticità assolute. Ecco, lì - e stavolta il discorso è serio - quando nelle ore di punta passano i bus si creano ingorghi e ritardi. Perché il lungomare non c’è più, la strada statale parallela è diventato un crocevia di mezzi pesanti, auto, bus. Un inferno anche per chi abita in zona e non riesce a muoversi. Il ritardo che si accumula per i bus è imprevedibile. Dunque per arrivare in stazione a Messina alle 10, ho preferito partire alle 6,10 con un bus di una ditta privata.

In piazza Michelangelo, a due passi dalla sede del giornale, sono arrivato con ampio anticipo perché non si sa mai. E ho scoperto che – in una Catania ancora vuota come mai l’avevo vista – c’è una piccola comunità di pendolari che da vent’anni si dà appuntamento ogni giorno. Maria, insegnante fuori sede, fa l’appello e sentenzia: «E’ arrivata Rosy. Possiamo partite». Il guidatore conosce tutti e li chiama per nome. Proprio la professoressa insiste: «Non prendere freddo, parti prima, guadagni 30 minuti e sei al calduccio». Accetto e il viaggio comincia prima del sorgere del sole. Un’ora e trenta di percorso, tutto fila liscio, a bordo si dorme, ci si racconta i fatti del giorno prima, si lanciano ricette per pranzo e cena. La comunità dei pendolari è una sorta di circolo indipendente che fa della resistenza il proprio forte. Vent’anni sui bus per arrivare in tempo a scuola? Merita un encomio: «All’alba non trovi traffico – ancora la prof. – ma al ritorno qualcosa si perde. Ci sono più mezzi per strada, la gente ha premura».

Tutti corrono. Tranne chi scrive. Dodici ore tra bus, attese, coincidenze acchiappate al volo, per arrivare a Potenza. Dall’isola che cerca di riemergere dal ciclone alla Basilicata, regione isolata che in fatto di collegamenti soffre e non poco. Non per nulla quel genio di Rocco Papaleo ha fatto anche un film di discreto successo: "Basilicata coast to coast". La regione attraversata a piedi – con grande lentezza - per andare in piazza a Scanzano per partecipare a un festival musicale. Ecco se avessi incontrato prima dei provini “Alberto Cardillo” interpretato da Max Gazzè (“Non immagini quanto ci siamo divertiti” mi ha confermato tempo fa in aeroporto) avrei chiesto una parte. E, forse, per sfinimento me l’avrebbero anche data.