la guerra dell'acqua
Aica fa muro contro la Regione: "Difendiamo il portafoglio degli utenti vogliamo chiarezza sui flussi di denaro"
"La Regione ci diffida in 72 ore, ma ignora i dubbi sui costi dell'acqua prodotta dai dissalatori"
Danila Nobile, presidente del Cda di Aica
Dopo Siciliacque, il management dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini affronta a muso duro anche il Dipartimento regionale acqua e rifiuti e servizi di pubblica utilità. Dopo la diffida e le bacchettate non di poco conto della Regione, Aica non intende arretrare di un millimetro, sostenendo la tesi che difende il «portafoglio degli utenti» e continuerà a chiedere chiarezza dei flussi di denaro che gravitano attorno alla gestione dei dissalatori.
Con una nota dai toni durissimi, a riscontro di un precedente documento regionale, i vertici del gestore idrico agrigentino hanno risposto alla diffida firmata dai dirigenti regionali, denunciando un'evidente disparità di trattamento. Secondo Aica, la Regione ha impiegato oltre 30 giorni per rispondere a un quesito di dicembre, pretendendo poi un riscontro in sole 72 ore, corredato da una formale diffida. Un termine definito «oggettivamente sproporzionato» e lesivo dei principi di leale collaborazione tra Enti. «Respingiamo con forza l'idea stessa della diffida – dice la presidente del Cda Danila Nobile - formulare richieste di chiarimento su fondi pubblici è un dovere di vigilanza e non un’inadempienza».
Al centro di questo ennesimo contenzioso ci sono i dissalatori di Trapani, Gela e Porto Empedocle. Aica continua a sollevare il dubbio che la legge regionale di variazione di bilancio 2025 ha già stanziato circa 10 milioni di euro per la gestione di questi impianti, e che nonostante questa copertura pubblica, Siciliacque continuerebbe a fatturare l'acqua prodotta ad Aica a prezzo pieno: «Si starebbe verificando – conferma il Cda – una duplicazione dei costi: la Regione paga la produzione, ma Siciliacque incassa anche le tariffe versate da Aica e quindi dai cittadini. Il principio del full cost recovery non può diventare un alibi per far pagare agli utenti costi già coperti da finanza pubblica».
E poi c’è l’attacco diretto, già indicato in altre missive polemiche, contestando un atteggiamento che non sarebbe imparziale da parte del Dipartimento regionale: «Hanno una impostazione – scrive Aica - che sembra favorire Siciliacque (di cui la Regione è socio al 25%) anziché tutelare l'interesse collettivo. La Regione deve avere un ruolo di «terzietà e garanzia», non si possono sovrapporre i piani e nascondersi dietro il tecnicismo del costo passante». Per Aica, il ribaltamento in tariffa di costi già finanziati non è un problema di cassa, ma di legittimità normativa.
C’è infine anche una risposta alla critica sulle modalità di sottoscrizione degli atti: «Li facciamo in modo conforme alla normativa vigente in materia di documentazione amministrativa – dice Aica – le osservazioni appaiono infondate».