Attualità
La costa iblea continua a scomparire sotto i colpi delle mareggiate
La Cna Edilizia Ragusa denuncia la gravità del fenomeno e chiede una svolta
L'erosione costiera in territorio di Ispica
La provincia di Ragusa è oggi l’emblema di una vulnerabilità diffusa che non può più essere trascurata. Secondo i dati allarmanti diffusi dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera.
Nel territorio ibleo sono state censite 341 frane, nessuna delle quali attualmente sottoposta a monitoraggio. Un quadro che coinvolge oltre 4.000 residenti, migliaia di edifici e attività economiche, oltre a numerosi beni culturali, mettendo a rischio il presente e le prospettive future dell’area.
“Il recente passaggio del ciclone Harry – affermano il presidente di Cna Edilizia iblea, Massimo Donzello, e il coordinatore del mestiere, Giorgio Stracquadanio – ha aggravato una situazione già critica: il tratto di litorale da Marina di Acate a Santa Maria del Focallo, compreso il fronte costiero di Pozzallo, è stato letteralmente divorato dal mare, causando danni economici ingenti alle imprese e mettendo in ginocchio la popolazione locale. Interventi strutturali come pennelli e barriere soffolte, già finanziati con 12 milioni di euro, sono ancora fermi al palo mentre la costa continua a scomparire sotto i colpi delle mareggiate”.
La Cna Edilizia di Ragusa richiama con forza la necessità di una svolta: occorre una pianificazione urbanistica che privilegi la rigenerazione del costruito e limiti il consumo di suolo, nel rigoroso rispetto del Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) e della Valutazione ambientale strategica (Vas). È indispensabile puntare su prevenzione e programmazione, attivando subito le risorse già allocate e coinvolgendo tutte le competenze locali, a partire dalle imprese edili associate alla Cna, che conoscono nel dettaglio le criticità del territorio.
L’associazione rinnova quindi l’appello alle istituzioni, a tutti i livelli: basta rinvii, è tempo di passare ai fatti e di adottare una nuova cultura della prevenzione. Solo così sarà possibile scongiurare tragedie annunciate e restituire sicurezza e prospettive alle comunità iblee. È il momento di agire con determinazione e responsabilità, perché il tempo delle parole è ormai scaduto.