5 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:09
×

la storia

La corona di Eugénie torna al Louvre e diventa il simbolo della rinascita del Louvre dopo il colpo del secolo: mancano solo 10 diamanti (su 1.354)

Un gioiello ferito ma quasi intatto, un restauro sorvegliato da un comitato d’eccellenza e la promessa di un museo più sicuro

04 Febbraio 2026, 22:53

“Rimessa in forma, non ricostruita”: la corona di Eugénie torna al Louvre e diventa il simbolo della sua rinascita

Seguici su

Entrando nella Galerie d’Apollon, lo sguardo si posa – inevitabilmente – sul punto del pavimento dove, la mattina del furto, i ladri hanno lasciato cadere la corona. È da lì, quasi ai piedi delle vetrine sventrate dalla disco-smerigliatrice, che il capolavoro di oreficeria dell’imperatrice Eugénie ha iniziato il suo sorprendente percorso di ritorno: raccolta dagli investigatori, esaminata con urgenza, poi riconsegnata al Dipartimento degli Oggetti d’Arte del Musée du Louvre. Oggi il museo annuncia che il gioiello è “quasi integro” e potrà essere restaurato “completamente”, senza ricostruzioni né sostituzioni: basterà “rimetterlo in forma”. Una frase apparentemente tecnica che, in realtà, segna una svolta narrativa: da reliquia danneggiata a emblema di una rinascita istituzionale.

Lo stato dell’opera: deformazione sì, ma quasi tutti gli elementi sono presenti

Secondo il primo “constat d’état” stilato il giorno successivo al colpo, la corona – un alto diadema realizzato per l’Esposizione Universale del 1855 – ha subito un marcato schiacciamento e una deformazione sensibile. Ma l’elenco dei danni si ferma, quasi incredibilmente, qui: su otto palmette di diamanti e smeraldi alternate a otto aquile d’oro, ne manca solo una; il piccolo globo gemmato in sommità è integro; le 56 smeraldi sono tutte presenti; dei 1.354 diamanti, ne risultano mancanti una manciata – “una decina” di piccolissimo taglio lungo la base – mentre nove sono stati recuperati ma dovranno essere rimontati. In sintesi: “quasi integrità” strutturale, nessun bisogno di reimmaginare parti perdute. Il danno maggiore è la deformazione della montatura, imputata sia alla forzata estrazione dalla vetrina (attraverso la stretta fessura ottenuta con l’utensile a disco) sia a un impatto successivo.

La mattina di domenica 19 ottobre 2025, una squadra di quattro professionisti ha raggiunto un’area in ristrutturazione, servendosi di un mezzo con piattaforma elevatrice per accedere a una finestra superiore. Nel giro di pochi minuti – tra quattro e sette secondo le prime ricostruzioni – hanno tagliato le teche con utensili a disco e sottratto otto preziosi storici della gioielleria francese del XIX secolo, prima di fuggire su scooter. La corona di Eugénie è stata rinvenuta poco dopo all’esterno, danneggiata ma non spogliata delle sue pietre principali. Le autorità hanno definito l’azione “la più grave” al Louvre dai tempi della sottrazione della Gioconda nel 1911.

Nei giorni successivi, la direttrice Laurence des Cars – che avrebbe offerto le dimissioni, poi respinte – ha promesso la restaurazione del diadema come “simbolo di rinascita”, chiarendo che i 1.300 e passa diamanti e gli smeraldi più importanti erano ancora al loro posto; mancavano alcuni minuscoli frammenti e un’aquila d’oro. Una prima analisi ha suggerito che la deformazione non sia dovuta tanto alla caduta a terra, quanto alla forzata estrazione attraverso la fessura praticata nella vetrina.

Il bottino che ancora manca

Se la corona è salva, lo stesso non si può dire degli altri otto gioielli sottratti, attribuiti o collegati alle famiglie regnanti Marie-Amélie, Hortense e ai Bonaparte: finora non sono stati recuperati e la stima puramente economica parla di 88 milioni di euro. Le indagini hanno portato a diversi fermi e a sospetti su gang specializzate, ma la priorità dichiarata dalle autorità resta l’integrità dei manufatti, temendo lo scenario più cupo: smontaggio, rifusione dei metalli e ricollocazione delle gemme sul mercato.

Un oggetto che racconta un’epoca: la corona di Eugénie, tra glamour imperiale e storia politica

La corona “di alto capo” dell’imperatrice Eugénie, commissionata da Napoleone III al gioielliere Alexandre-Gabriel Lemonnier per l’Esposizione Universale del 1855, nasce come strumento di rappresentazione di un potere capace di coniugare fasto e modernità industriale. Vi lavorarono, tra gli altri, lo scultore Gilbert (per il modello delle aquile alle lunghe ali) e il maestro gioielliere Pierre Maheu; la selezione e l’assetto delle pietre furono diretti dall’ispettore dei Diamanti della Corona, Devin. Già all’epoca, i commentatori ne sottolineavano il carattere “più leggero e vezzoso” rispetto a quello di Napoleone III, senza perdere solennità.

Le vicissitudini politiche della Francia hanno poi segnato il destino del gioiello: dopo la caduta dell’Impero e la liquidazione della Lista Civile, la corona fu restituita a Eugénie nel 1875, scampando così alla distruzione toccata invece a quella dell’Imperatore con la vendita dei Diamanti della Corona nel 1887. Alla morte di Eugénie, fu legata alla principessa Marie Clothilde Napoléon, contessa de Witt (nel 1920), per approdare infine al Louvre nel 1988, dove è diventata – insieme alla corona di Luigi XV e alla cosiddetta corona di Carlo Magno (realizzata nel 1804 per il sacro di Napoleone I) – una delle rarissime corone di sovrani conservate in Francia.