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lo scandalo

“La bambina che non c’è”: nuove carte sul caso Epstein rilanciano l’ipotesi di un parto segreto e il progetto di un “pool genetico superiore”

Un diario, una ecografia di venti settimane e frasi che gelano: tra le nuove carte sull’affaire Epstein spunta il racconto di una vittima che sostiene di aver partorito nel 2002, a 16-17 anni. E ricompare l’ossessione per una “prole perfetta”

05 Febbraio 2026, 00:03

“La bambina che non c’è”: nuove carte sul caso Epstein rilanciano l’ipotesi di un parto segreto e il progetto di un “pool genetico superiore”

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“L’ho sentita piangere. L’ho tenuta per dieci minuti, poi l’hanno portata via”. È il passaggio più crudele di un presunto diario allegato a nuove carte su Jeffrey Epstein: un racconto in prima persona, corredato — si legge — da un’ecografia di gravidanza a 20 settimane, in cui una giovane donna, allora tra i 16 e i 17 anni, descrive la nascita di una bambina nel 2002 e la sottrazione del neonato pochi minuti dopo il parto. In quelle stesse pagine, la vittima indica Ghislaine Maxwell come presente e “supervisore” dell’evento, e riferisce l’ossessione di Epstein per un “pool genetico superiore”. Alcuni media internazionali hanno riportato questi elementi nelle ultime 48 ore.

Cosa dicono le nuove rivelazioni

Secondo le ricostruzioni, il materiale proverrebbe da un pacchetto di carte rese disponibili alle autorità e ai media nell’ambito di attività di disclosure relative all’ecosistema processuale su Epstein e Maxwell, con contributi arrivati anche dagli avvocati della donna (indicata come Jane Doe in altri atti). Nel diario la giovane scrive di essersi sentita un “incubatore umano”, di aver potuto allattare per soli 10-15 minuti e poi più nulla: “Dov’è? Non voglio essere legata a Jeffrey per il resto della mia vita”. Fanno parte del fascicolo — stando ai resoconti — anche un’immagine di ultrasuono e l’indicazione che Maxwell avrebbe commentato “è bellissima”. Al momento, nessuna autorità ha confermato l’esistenza della bambina, né sono emerse prove pubbliche indipendenti che ne attestino l’identità o il destino.

Un aspetto ricorrente nelle carte e nei resoconti è l’idea — attribuita a Epstein — di produrre una “prole perfetta” selezionando caratteristiche genetiche: una fissazione che non nasce oggi. Nel 2019, un’inchiesta del New York Times rivelò che Epstein parlava da anni di “seminare la razza umana con il proprio DNA” impiantando contemporaneamente fino a 20 donne nel suo ranch nel New Mexico. Un’ossessione tra pseudo‑scienza, transumanesimo ed echi eugenetici, che il giornale già allora sottolineava non avesse trovato riscontri fattuali di realizzazione. Le nuove carte, in questo senso, appaiono coerenti con quell’immaginario, pur senza provare in modo definitivo che un simile disegno sia mai stato portato a compimento.

Il perimetro dei fatti accertati

La posizione giudiziaria di Ghislaine Maxwell è definita: è stata condannata a 20 anni di carcere nel 2022 per il suo ruolo nel reclutamento, adescamento e abuso di minori al servizio di Epstein. Il 6 ottobre 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato il suo ricorso, confermando la condanna. La sua difesa ha sostenuto l’estensione di un vecchio accordo di non‑perseguibilità legato a Epstein; i giudici non hanno accolto l’argomento.

Quanto alla vita privata di Epstein, non risultano riconosciuti o menzionati figli nei documenti ufficiali noti. Nel 2019, due giorni prima di morire in carcere, l’ex finanziere firmò un testamento trasferendo beni per oltre 577 milioni di dollari in un trust denominato “1953 Trust”, senza specificare beneficiari: un passaggio che rese più complessa la futura soddisfazione delle richieste risarcitorie delle vittime. L’assenza di riferimenti a eredi diretti in quel testamento alimenta oggi — per contrasto — l’interesse verso le nuove carte, ma non ne certifica la veridicità.

Il diario e la sua catena di custodia

Diversi organi di stampa anglosassoni indicano che il presunto diario sarebbe stato consegnato ai procuratori federali dagli avvocati della donna. Nel materiale ci sarebbe anche la copia di un’eco a 20 settimane, una timeline coerente con un parto nel 2002. La donna scrive di essere stata scelta per attributi fisici e talenti (per esempio il “saper suonare bene il piano”), connessi — a suo dire — alla narrazione di Epstein sul “pool genetico superiore”. Ma la sola presenza di un diario o di un’ecografia non costituisce, da sé, prova dell’identità biologica del padre né della sottrazione del neonato: occorrerebbero riscontri clinici, amministrativi e testimonianze terze, ad oggi non disponibili al pubblico.ù

Le stesse ricostruzioni menzionano inoltre una mail del 2011 in cui Sarah Ferguson, ex moglie del duca Andrew, avrebbe fatto gli auguri a Epstein per la nascita di un “bambino”. Anche qui, però, il collegamento con il presunto parto del 2002 non è dimostrato, e non esistono conferme ufficiali che Epstein abbia mai avuto figli. La discrepanza tra “bambina” (nel diario) e “bambino” (nell’email) mostra quanto il quadro rimanga frammentario e il rischio di inferenze indebite alto.

Già nel 2019 la stampa internazionale aveva documentato come Epstein coltivasse ambizioni pseudo‑scientifiche, dal “seminare l’umanità col proprio DNA” fino al crioconservare parti del proprio corpo. Al centro di quel disegno vi era il ranch Zorro nel New Mexico, descritto come hub logistico per impiantare “fino a 20 donne per volta”. Studiosi e scienziati che lo frequentarono parlarono di “idee non sottoponibili a scrutinio scientifico”, e nessuna prova pubblica attestò che il piano fosse mai iniziato. Ciò non toglie che i progetti, per quanto irrealizzati, raccontino bene l’ideologia di controllo del corpo e della generazione che — secondo molte testimonianze — permeava l’ambiente Epstein.

Se confermata, la sottrazione della neonata configurerebbe un capitolo ancora più buio della rete criminale attribuita a Epstein e Maxwell: non solo sfruttamento sessuale di minori, ma controllo riproduttivo e trattazione del corpo femminile come “mezzo” per un progetto di “selezione”. Il linguaggio del diario — “incubatore umano”, “superiore gene pool” — rimanda a un immaginario storico carico di implicazioni etiche e politiche. Anche senza prove definitive sull’episodio specifico, la coerenza con le note fissazioni di Epstein rende il materiale meritevole di approfondimento, non di salto immediato a conclusioni.

Le carte potrebbero stimolare nuove richieste di accesso agli atti, pressioni politiche per ulteriori declassificazioni e — soprattutto — attività investigative per seguire la pista sanitaria e amministrativa: identificare struttura ospedaliera, personale, eventuali società di gestione dati sanitari coinvolte, certificati, partita doppia dei registri di parto. Un lavoro che, per ovvie ragioni, richiede tempi, procure e cooperazione tra giurisdizioni.