Attualità
Monterosso Almo, c'è un sito rupestre dove la roccia conserva il respiro dei secoli
E' chiamato "Grotte dei santi" e meriterebbe di essere valorizzato
Una delle pitture rupestri che sorgono nel sito
Da queste colline che guardano l’altopiano ibleo, dove il vento porta l’odore dell’erba secca e delle mandorle in fiore, c’è un luogo che sembra sfuggire al tempo. Lo chiamano "Grotta dei Santi", ma a Monterosso Almo lo si nomina quasi sottovoce, come si fa con le cose preziose e fragili. È un sito rupestre che vive tra luce e abbandono, tra memoria e silenzio, incastonato in una contrada che appartiene amministrativamente a Licodia Eubea ma che, per storia e vicinanza, appartiene all’anima monterossana.
A raccontarne il valore è lo storico locale Giuseppe Scollo, che qui è tornato più volte, anche insieme all’archeologo siracusano Giuseppe Agnello, il primo a individuare il complesso negli anni Quaranta del Novecento. Le sue parole restituiscono l’immagine di un luogo che non è solo archeologia, ma un frammento di spiritualità scolpito nella pietra.
Il cuore del sito è una grotta che custodisce tombe scavate nella roccia, eleganti nella loro essenzialità. Ma ciò che colpisce davvero è l’affresco che ancora resiste sulla volta: un Cristo crocifisso, affiancato da San Giovanni Evangelista, il cui nome in latino è ancora leggibile, e da una figura femminile che il tempo ha quasi cancellato. Restano solo due lettere – una “M” e un delta greco – abbastanza per alimentare il dubbio se si tratti della Madonna o della Maddalena. Sopra, un sole e una luna vegliano sulla scena, come simboli di un’antica cosmologia cristiana.
Gli studiosi collocano questo ciclo pittorico tra l'XI e il XII secolo, quando in Sicilia il rito bizantino stava cedendo il passo a quello latino. E proprio la presenza bizantina sembra riaffiorare poco distante, dove altre due grotte raccontano un’altra storia: una, piccola e raccolta, ha la forma di una croce greca e conserva una vasca per il battesimo per immersione; l’altra, più ampia, doveva essere una chiesa rupestre, un luogo di culto semplice e potente.
Eppure, nonostante il valore storico e religioso, la Grotta dei Santi vive in una sorta di terra di nessuno. Licodia Eubea, a cui il sito appartiene, è lontana; Monterosso Almo, che lo sente parte della propria identità, non può intervenire. Così, negli anni, il complesso ha conosciuto solo interventi sporadici: una pulizia parziale, qualche recinzione rimasta a metà, e le grotte del battistero e della chiesa lasciate a lungo come rifugio per animali.
Chi conosce queste contrade sa che la storia non finisce qui. Attorno alla Grotta dei Santi si aprono altre cavità, testimonianze di epoche diverse, alcune usate fino all’Ottocento come ovili. I vecchi pastori ricordano ancora i “paralupi”, le lastre di pietra sporgenti che proteggevano le greggi dai lupi, quando questi animali popolavano ancora le montagne siciliane.
Oggi, camminando tra queste grotte, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un patrimonio che chiede solo di essere ascoltato. La roccia conserva il respiro dei secoli, gli affreschi parlano di un cristianesimo antico, e il silenzio della contrada Alia sembra custodire una storia che attende ancora di essere raccontata fino in fondo.
Da Monterosso Almo, la Grotta dei Santi appare come un tesoro dimenticato. Ma chi la visita, anche solo una volta, capisce che qui la Sicilia non è solo terra: è memoria, è fede, è pietra che continua a parlare.