7 febbraio 2026 - Aggiornato alle 02:07
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mistero in astronomia

Il buco nero che “rutta” energia da record: fino a 100 mila miliardi di volte la Morte Nera di Star Wars

Un lampo radio che cresce da anni, un soprannome ironico, e un enigma astrofisico: perché AT2018hyz continua ad accelerare?

05 Febbraio 2026, 18:23

Un getto che non finisce mai: il buco nero che “rutta” energia da record, fino a 100 mila miliardi di Morte Nera

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Al Very Large Array del New Mexico le antenne hanno osservato ibn una galassia a circa 665 milioni di anni luce un segnale radio di potenza enorme. È AT2018hyz—o, come lo ha ribattezzato con humour da radioastronoma, “Jetty McJetface”—il buco nero che da quattro anni continua a irrobustire un getto radio insolitamente potente, come se stesse ancora “digerendo” la stella che ha fatto a pezzi. La stima più audace? Un’energia totale che potrebbe aver raggiunto i cento mila miliardi di volte (1 seguito da 14 zeri) quella della celebre Morte Nera di Star Wars. E non ha ancora finito: secondo i modelli, la sua luminosità radio potrebbe toccare il massimo nel 2027.

Quando una stella si avvicina troppo a un buco nero supermassiccio, viene lacerata dalle forze mareali: è il cosiddetto evento di distruzione mareale (o TDE, da Tidal Disruption Event). Una parte dei detriti cade verso il buco nero formando un disco di accrescimento, il resto viene espulso in outflow o in getti. Di norma, l’emissione radio parte poco dopo l’evento. Non così per AT2018hyz. Scoperto nel 2018 dal progetto ASAS‑SN e ospitato nella galassia 2MASS J10065085+0141342 nella costellazione del Sestante, AT2018hyz è rimasto inizialmente silenzioso in radio. La sorpresa è arrivata anni dopo, con un’improvvisa e rapida crescita della luminosità radio: la prova, secondo gli astronomi, di un lancio ritardato dell’outflow oppure di un getto relativistico fortemente disassato rispetto alla nostra linea di vista.

Un recente lavoro guidato dalla radioastronoma Yvette Cendes all’Università dell’Oregon quantifica il fenomeno: il getto di AT2018hyz, integrando la potenza emessa nell’arco degli anni di attività, risulta almeno un trilione di volte più energetico delle stime fatte dai fan per la Morte Nera; in scenari più estremi si arriva a 100 trilioni di volte. Si tratta di un ordine di grandezza paragonabile a quello dei lampi di raggi gamma più energici, tra i fenomeni singoli più potenti dell’universo.

La crescita non è finita: il team osserva un aumento di luminosità di oltre 50 volte rispetto ai primi segnali individuati, con una prosecuzione prevista almeno fino al 2027. Qui entra in gioco un dettaglio decisivo: la geometria del getto. Se emette in una sola direzione e non punta verso di noi, potremmo averlo “mancato” all’inizio; man mano che si espande e interagisce con l’ambiente circostante, l’emissione diventa visibile e continua a salire.

Nel TDE iniziale, la stella viene allungata e compressa fino a diventare un filamento di gas, la celebre “spaghettificazione”. Il materiale si distribuisce: una quota cade verso il buco nero alimentando il disco di accrescimento (emissivo in raggi X e ottico), un’altra viene lanciata all’esterno. In molti TDE, l’emissione radio segue entro settimane o mesi. L’originalità di AT2018hyz è proprio nel ritardo di anni.

La campagna osservativa su AT2018hyz ha coinvolto un parterre di radiotelescopi nei due emisferi: dal Jansky Very Large Array (USA) al MeerKAT (Sudafrica), dall’Australia Telescope Compact Array (ATCA) all’ALMA (Cile), con supporto da osservatori spaziali come Chandra e Swift per la componente X. È un esempio classico di astronomia del dominio del tempo, in cui la copertura multi-banda e di lungo periodo è fondamentale per comprendere l’evoluzione fisica degli eventi transitori.

I confronti pop con la Morte Nera aiutano a visualizzare ma non sostituiscono la fisica. La stima “almeno 10^12, fino a 10^14 volte” deriva dall’integrazione dell’energia emessa e da confronti con eventi noti come i GRB. Non stiamo parlando di un singolo istante distruttivo, ma di un motore astrofisico che mantiene una potenza elevata per anni, convertendo l’energia gravitazionale dei detriti in onde d’urto che accelerano elettroni e generano sincrontrone. Il fatto che la luminosità radio continui a crescere indica che il sistema non ha ancora esaurito il suo “carburante” dinamico o geometrico.