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Documenti Epstein svelano l'ossessione per un Dna "migliore", piani di inseminazione, email razziste e ripercussioni nel mondo dell'arte

Negli Archivi resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia Usa emergono carte che fanno accapponare la pelle con al centro il finanziere pedofilo amico dei potenti

05 Febbraio 2026, 18:36

Documenti Epstein svelano l'ossessione per un Dna "migliore", piani di inseminazione, email razziste e ripercussioni nel mondo dell'arte

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Jeffrey Epstein era ossessionato dall’eugenetica e coltivava un progetto delirante per «migliorare la razza umana»: è quanto emerge da atti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense e analizzati dal Daily Telegraph.

Secondo i documenti, l’ex finanziere, già condannato per reati sessuali su minori, puntava a creare una discendenza geneticamente “superiore” utilizzando il proprio DNA per inseminare contemporaneamente una ventina di donne nel suo ranch nel New Mexico. La stampa americana aveva già riportato questo piano — paragonato a quello attribuito al patron di Tesla, Elon Musk — all’indomani della morte di Epstein nel 2019.

Ma dalle e‑mail scambiate con accademici e scienziati, tra cui il linguista Noam Chomsky e il cognitivista tedesco Joscha Bach, affiora un’ideologia apertamente razzista: «Il divario di intelligenza con gli afroamericani è documentato», scrive a Chomsky; mentre a Bach, allora al MIT, suggerisce di introdurre modifiche genetiche per rendere i neri «più intelligenti».

L’archivio del “caso Epstein” è sterminato e tocca ogni ambito. Dopo aver fatto tremare politica e finanza, ora investe il mondo dell’arte. Comparire nei fascicoli non equivale di per sé a una condanna pubblica, ma intanto si registrano le prime conseguenze: David Ross, direttore del Whitney negli anni Novanta, si è dimesso dalla guida della School of Visual Arts in seguito all’emersione di e‑mail su una mostra dedicata a teenager vestite in modo da «non dimostrare la loro età».

Epstein propose il titolo “Statutory”, cioè sotto la soglia del consenso legale. Ross, che in una missiva del 2015 (anni dopo la prima condanna del finanziere per sesso con minori) si definì «ancora orgoglioso di considerarlo amico», accolse l’idea con entusiasmo.

La mole e la minuzia dei file offrono inoltre uno spaccato del funzionamento del mercato dell’arte, in cui miliardari monetizzano le collezioni sfruttando in modo sofisticato plusvalenze e minusvalenze e utilizzando le opere come collaterale. I rapporti tra Epstein e Leon Black — ex presidente del MoMA e fondatore del colosso degli investimenti Apollo — sono noti da tempo; dai documenti emerge però il diario di una giovane donna che afferma di essere stata abusata dal proprietario dell’«Urlo di Munch» e di essere stata morsa. Black è tuttora membro del consiglio di amministrazione del museo.

L’artista Jeff Koons compare 376 volte negli incartamenti: partecipò a una cena a casa di Epstein nel 2013 (ancora dopo la condanna del 2008 per reati sessuali su minori), mentre il finanziere tentò di fargli visita in studio insieme a Woody Allen.

Inedita la corrispondenza con il produttore e collezionista Steve Tisch: nel 2013 i due si scrivono a proposito di una giovane ucraina e Tisch domanda: «Professionista o civile?». In un’altra e‑mail Epstein si complimenta: «Te la sei cavata molto bene», aggiungendo però che «lei era turbata dalla differenza di età».