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il caso

Ergastolano muore in carcere ma nessuno lo sa per tre anni: lo scopre (per caso) il suo avvocato

Guglielmo Gatti nel 2005 uccise e fece a pezzi i due zii che fungevano da genitori. Aveva 59 anni

05 Febbraio 2026, 19:31

Ergastolano muore in carcere ma nessuno lo sa per tre anni: lo scopre (per caso) il suo avvocato

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Guglielmo Gatti, condannato all’ergastolo per il duplice omicidio degli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo, uno dei casi di cronaca nera più crudi e seguiti nel Bresciano, è morto quasi tre anni fa.

Il decesso risale al 15 giugno 2023 ed è avvenuto nel carcere di Opera, a Milano, dove era recluso dall’8 novembre 2007.

La circostanza è emersa soltanto di recente, in modo del tutto casuale, durante la procedura per una richiesta di intervista televisiva.

Nel fascicolo, accanto alla dicitura «fine pena 10-06-2110», compare una nota scarna: «Data uscita dal carcere 15-06-23. Motivo: decesso».

Nessuna comunicazione ufficiale, nessuna informazione resa pubblica.

Sorpreso anche lo storico difensore, l’avvocato Luca Broli: «Non ne sapevo nulla», ha confermato.

Lo stesso legale ha ricordato come, anni fa, di fronte all’ipotesi di una revisione del processo, Gatti avesse dichiarato: «Voglio essere dimenticato».

Così è stato. Gatti è morto a un mese dal compimento dei 59 anni: nato il 21 luglio 1964, non aveva più i genitori e gli unici congiunti stretti erano proprio gli zii che uccise nell’estate del 2005 nella loro abitazione di via Ugolini, a Brescia.

Dopo il delitto, smembrò i corpi nel garage della villetta bifamiliare, definito all’epoca un «mattatoio» dall’allora procuratore capo Giancarlo Tarquini, per poi abbandonare i resti tra il Bresciano e le montagne della Valcamonica.

È sepolto al Cimitero Maggiore di Milano, in un campo di inumazione: una lapide essenziale riporta soltanto nome, cognome, date di nascita e morte e un numero di registro.

Al momento dell’ingresso in istituto non aveva indicato recapiti né eletto domicilio.

Per anni ha scelto l’isolamento, senza contatti con l’esterno, trascorrendo gran parte del tempo nella biblioteca del penitenziario.

Un dato resta emblematico: dall’agosto 2025, a vent’anni dal reato, avrebbe potuto chiedere l’accesso ai benefici della semilibertà.

Ma l’uomo che nel 2005 compariva davanti alle telecamere esibendo la foto degli zii scomparsi era già morto da tempo. Nel silenzio più assoluto.

«Ho già chiesto al carcere di conoscere la causa del decesso», ha aggiunto l’avvocato Broli. «Ma – prosegue – tutto è successo come probabilmente avrebbe voluto lui. Nel silenzio».