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Ragusa e la corsa per il referendum 2026: "La magistratura non sia al servizio degli altri poteri"
Ieri sera alla libreria Flaccavento l'iniziativa promossa dal comitato per il no in cui sono stati illustrati i punti salienti della campagna referendaria
La conferenza stampa tenutasi ieri sera
Non è un porta a porta per convincere l’elettore ma quasi. Perché gli argomenti referendari per la consultazione sulla Giustizia (che si svolgerà il 22 e 23 marzo) chiamano in causa i tre poteri dello Stato: Parlamento, Governo e Magistratura. «La magistratura non deve stare al servizio degli altri due poteri» ha sintetizzato l’avvocato Antonino Landro, sostenitore del comitato per il no degli avvocati.
Una campagna elettorale vera e propria, quindi, che si è aperta ieri sera presso la libreria Flaccavento a Ragusa e che ha visto relatori il giudice civile Antonino Pianoforte, il gip Gaetano Dimartino, il sostituto procuratore presso la Procura Ottavia Polipo, Vittorio Avveduto, referente di Libera su Ragusa, l’avvocato Landro e Vito Piruzza, rappresentante civile per il no.
Il primo incontro davanti a molti addetti ai lavori e semplici cittadini sarà seguito da altri dibattiti perché, è stato detto, bisogna convincere la gente prima ad andare a votare e dopo a votare no.
In un’ora e mezzo i relatori hanno spiegato i dettagli della riforma nella maniera più semplice e convincente. «Il Csm - ha spiegato il giudice Pianoforte - è la garanzia dell’indipendenza dei magistrati; controllare loro equivale a controllare i processi».
Se dovesse vincere il sì ci saranno due Csm e un’Alta Corte disciplinare, «ma questa riforma mira a creare una giustizia forte con i deboli e debole con i forti» ha concluso Pianoforte.

Dopo il giudice civile è intervenuto il gip Dimartino, per dire che «il sorteggio previsto nella riforma non è criterio meritocratico». Piuttosto agguerrita la giovanissima sostituto procuratore Ottavia Polipo, milanese di padre calatino e innamorata della “bedda” Sicilia al punto che non chiederebbe di diventare magistrato giudicante per non lasciare l’isola. «Il vero fulcro della riforma - ha detto - è l’Alta Corte disciplinare che giudicherà i magistrati. Una riforma che non risolve la lentezza dei processi ma che crea altri problemi. Sono dotata di un computer con non regge il nuovo processo telematico….
E a chi sostiene che l’appartenenza di inquirenti e giudicanti allo stesso ruolo non fa bene al processo, la sostituto Polipo risponde con un dato percentuale: «Il 48% dei processi in Italia finisce con il proscioglimento: cioè il giudice assolve sebbene la richiesta di condanna del pm».
Con gli interventi di Vittorio Avveduto (Libera) e di Vito Piruzza, il dibattito si è spostato sull’aspetto politico.
«Gli ispiratori di questa riforma sono stati Licio Gelli prima e Silvio Berlusconi dopo - sottolinea Avveduto - adesso ripresa da Nordio e Tajani che soffiano sul no. La democrazia funziona se c’è l’interazione fra i 3 poteri.»
Ha concluso Piruzza ricordando come il Governo «adotta la tecnica di fare insorgere il problema, come se fosse un’operazione di marketing».