conti vuoti e progetti fermi
Il sogno dei 100 milioni va in fumo: ecco come la FUA è morta prima di nascere
Tra poltrone e franchi tiratori: il "suicidio" che costa carissimo. Addio ai fondi UE per infrastrutture e servizi
Lo scopo per cui è nata era quello di intercettare indispensabili finanziamenti che consentissero a questa provincia di avanzare sul piano infrastrutturale e dei servizi. Alla fine però l’esperienza della Fua, acronimo di Area urbana funzionale di Agrigento è terminata prima ancora di iniziare.
L'Ente coinvolgeva oltre che il capoluogo (che è capofila) anche Aragona, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta, Sant'Angelo Muxaro, Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana e Raffadali. L'obiettivo, sbandierato nelle note istituzionali diffuse era quello di riuscire a intercettare e trasformare in opere circa 100 milioni di euro entro il 31 dicembre 2029 «nel rispetto – diceva un comunicato stampa del 2024 - del documento strategico per la programmazione regionale FESR 2021/2027».
Un anno e qualche spicciolo dopo, però, possiamo dire che le cose pare siano andate in modo molto, molto diverso. Inizialmente il cammino della Fua (siamo quindi nel 2023) fu accidentato per problemi di poltrone. I Comuni più grandi per popolazione, che hanno quindi anche un numero maggiore di consiglieri (13 su 27) spingevano per la nomina del consigliere favarese Alessandro Pitruzzella (in quota Autonomisti) come presidente e il consigliere agrigentino Nino Amato come vicepresidente. L'accordo era praticamente blindato, ma alla fine un “franco tiratore” permise ai Comuni più piccoli di far saltare il banco e di riuscire, più avanti durante l'anno, ad eleggere come presidente il consigliere comunale di Aragona Salvatore Parello.
La conferenza dei sindaci si insedierà solo a gennaio 2024, ma i primi atti verranno – tra uno scontro e l'altro – votati nel 2025 in ordine sparso: l'assemblea dei sindaci ha approvato la proposta di strategia il 5 marzo, mentre l'Unione dei Comuni lo ha votato il 31 marzo del 2025. Alcuni centri hanno deliberato nei mesi successivi, fino ad arrivare a settembre 2025, rendendo impossibile una trasmissione anticipata alla Regione. Si tratta di Porto Empedocle, Raffadali, Siculiana e Realmonte.
Fin qui si era detto che vi sarebbe stata la possibilità di un ripescaggio, per consentire di recuperare il treno perso, ma a quanto pare così non sarà, anzi. Stando a quanto emerge la Fua non procederà nemmeno alla nomina del personale inizialmente ritenuto necessario per mettere in piedi la struttura burocratica e progettuale. Tutto stoppato perché la Fua è con i conti vuoti e non può pensare di iniziare il proprio cammino.