15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 11:13
×

Attualità

La città di Ragusa non aveva mai respirato un'aria così pesante

Il report Mal'Aria di Legambiente uno schiaffo in faccia per le politiche ambientali locali

09 Febbraio 2026, 10:46

Ragusa panoramica

Una panoramica della città di Ragusa

Seguici su

Ragusa non aveva mai respirato un’aria così pesante. I dati del report Mal’Aria di città 2026 di Legambiente rompono un’immagine che per anni abbiamo dato per scontata: quella di una città protetta dai venti dell’altopiano, lontana dalle coltri di smog delle grandi metropoli. E invece il 2025 ci consegna un numero che pesa come un macigno: 61 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10. Mai così tanti. Mai così male.

È un dato che sorprende e inquieta, perché Ragusa non è Milano, non è Napoli, non è Palermo. Eppure si ritrova accanto a loro nelle classifiche peggiori, come se qualcosa, nel nostro modello di vita quotidiana, avesse iniziato a scricchiolare senza che ce ne accorgessimo.

Non è un episodio isolato né un’anomalia statistica: è un segnale. Un campanello d’allarme che ci dice che l’inquinamento non è più un problema confinato alle grandi città del Nord o alle aree industriali. È un fenomeno che si allarga, che si infiltra nei centri medi e piccoli, che trova terreno fertile anche qui, tra le colline iblee.

Le cause sono molteplici e intrecciate: una mobilità ancora troppo dipendente dall’auto privata, un trasporto pubblico che fatica a essere un’alternativa reale, impianti di riscaldamento domestico spesso obsoleti, e un territorio agricolo e zootecnico che, pur essendo una ricchezza, contribuisce in modo significativo alla produzione di ammoniaca, precursore delle polveri sottili.

E poi c’è lo scenario europeo che incombe. Perché se già oggi i numeri preoccupano, con i nuovi limiti UE del 2030 Ragusa sarebbe fuori norma in modo netto. Il trend degli ultimi quattordici anni non lascia spazio a interpretazioni: continuando così, non ce la faremo.

E non è solo una questione di parametri ambientali, ma di salute pubblica, di attrattività del territorio, di qualità della vita.

Ragusa si trova davanti a un bivio. Può continuare a raccontarsi come una città «virtuosa per natura», affidandosi all’idea che il vento e la geografia bastino a proteggerla. Oppure può prendere atto che quel modello non regge più e decidere di cambiare passo: ripensare la mobilità, investire seriamente nel trasporto pubblico, accelerare la sostituzione degli impianti inquinanti, intervenire sulle pratiche agricole più impattanti, rafforzare il monitoraggio.

Non è una condanna, ma un’occasione. Una di quelle che arrivano poche volte e che definiscono il futuro di una comunità. Ragusa deve scegliere chi vuole essere nei prossimi anni: una città che subisce il cambiamento o una città che lo guida. E questa volta non c’è davvero tempo da perdere.