Attualità
La città di Ragusa non aveva mai respirato un'aria così pesante
Il report Mal'Aria di Legambiente uno schiaffo in faccia per le politiche ambientali locali
Una panoramica della città di Ragusa
Ragusa non aveva mai respirato un’aria così pesante. I dati del report Mal’Aria di città 2026 di Legambiente rompono un’immagine che per anni abbiamo dato per scontata: quella di una città protetta dai venti dell’altopiano, lontana dalle coltri di smog delle grandi metropoli. E invece il 2025 ci consegna un numero che pesa come un macigno: 61 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10. Mai così tanti. Mai così male.
È un dato che sorprende e inquieta, perché Ragusa non è Milano, non è Napoli, non è Palermo. Eppure si ritrova accanto a loro nelle classifiche peggiori, come se qualcosa, nel nostro modello di vita quotidiana, avesse iniziato a scricchiolare senza che ce ne accorgessimo.
Non è un episodio isolato né un’anomalia statistica: è un segnale. Un campanello d’allarme che ci dice che l’inquinamento non è più un problema confinato alle grandi città del Nord o alle aree industriali. È un fenomeno che si allarga, che si infiltra nei centri medi e piccoli, che trova terreno fertile anche qui, tra le colline iblee.
Le cause sono molteplici e intrecciate: una mobilità ancora troppo dipendente dall’auto privata, un trasporto pubblico che fatica a essere un’alternativa reale, impianti di riscaldamento domestico spesso obsoleti, e un territorio agricolo e zootecnico che, pur essendo una ricchezza, contribuisce in modo significativo alla produzione di ammoniaca, precursore delle polveri sottili.
E poi c’è lo scenario europeo che incombe. Perché se già oggi i numeri preoccupano, con i nuovi limiti UE del 2030 Ragusa sarebbe fuori norma in modo netto. Il trend degli ultimi quattordici anni non lascia spazio a interpretazioni: continuando così, non ce la faremo.
E non è solo una questione di parametri ambientali, ma di salute pubblica, di attrattività del territorio, di qualità della vita.
Ragusa si trova davanti a un bivio. Può continuare a raccontarsi come una città «virtuosa per natura», affidandosi all’idea che il vento e la geografia bastino a proteggerla. Oppure può prendere atto che quel modello non regge più e decidere di cambiare passo: ripensare la mobilità, investire seriamente nel trasporto pubblico, accelerare la sostituzione degli impianti inquinanti, intervenire sulle pratiche agricole più impattanti, rafforzare il monitoraggio.
Non è una condanna, ma un’occasione. Una di quelle che arrivano poche volte e che definiscono il futuro di una comunità. Ragusa deve scegliere chi vuole essere nei prossimi anni: una città che subisce il cambiamento o una città che lo guida. E questa volta non c’è davvero tempo da perdere.