Attualità
Vittoria si è svegliata nel dolore: la morte di un giovane studente è una ferita che attraversa l'intera città
E' stato il sindaco Francesco Aiello a dare una notizia che rappresenta una sconfitta per la società civile
È successo ieri, all’improvviso, come quelle notizie che arrivano senza preavviso e che cambiano il respiro di un’intera comunità. A Vittoria, la morte di un ragazzo di appena quattordici anni ha lasciato tutti sospesi, increduli, incapaci di trovare parole che non suonino vuote. Da ieri la città cammina più piano, come se ogni gesto dovesse fare i conti con un dolore che non appartiene solo alla famiglia, ma a tutti.
Il sindaco Francesco Aiello è stato il primo a dare voce alla tragedia, con un messaggio che ha attraversato i social come un’onda improvvisa. Da quel momento, Vittoria si è stretta in un silenzio che parla più di qualunque discorso. Perché quando a spezzarsi è la vita di un adolescente, non è solo una storia personale: è una sconfitta collettiva, un interrogativo che pesa sulle coscienze di tutti.
Ieri, nelle scuole, nelle case, nei gruppi di amici, si è avvertita la stessa domanda non detta: come è possibile che un ragazzo così giovane possa sentirsi così solo, così fragile, così lontano da un aiuto che avrebbe meritato? È una domanda che fa male, ma che non possiamo evitare. Lo ha ricordato anche Fabio Prelati, assessore comunale alle Politiche giovanili, parlando di un dolore che non può essere ignorato, perché è proprio nel silenzio che spesso si nascondono le sofferenze più profonde.
Questa tragedia, accaduta appena ieri, ci costringe a guardare con più attenzione ai nostri ragazzi, alle loro inquietudini, ai loro silenzi. Gli adolescenti vivono un mondo complesso, fatto di pressioni, aspettative, paure che spesso non riescono a esprimere. E allora l’urgenza diventa una sola: esserci di più. Ascoltare senza giudicare. Accogliere senza minimizzare. Creare spazi in cui chiedere aiuto non sia un tabù, ma un gesto naturale, possibile, umano.
A chi oggi si sente smarrito, a chi vive un momento buio, il messaggio che la città vuole far arrivare è semplice e necessario: non siete soli. Parlare è un atto di coraggio, non di debolezza. Chiedere aiuto è un modo per restare, non per arrendersi.
Da ieri Vittoria porta una ferita che non si rimarginerà in fretta. Ma proprio da questa ferita può nascere una comunità più attenta, più presente, più capace di proteggere chi cresce. Perché nessun ragazzo dovrebbe mai sentirsi invisibile. E perché ogni vita, soprattutto a quattordici anni, merita un futuro che non venga mai messo in discussione.