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Il caso

Sanremo, Andrea Pucci resta nella bufera: «Mi hanno revocato un ingaggio. Non faccio più ridere?»

Dal passo indietro a Sanremo, dopo pesanti critiche e attacchi per essere considerato vicino alla Destra, alla fuga di qualche committente. Tra i tanti la solidarietà di Osho

09 Febbraio 2026, 19:29

Sanremo, Andrea Pucci resta nella bufera: «Mi hanno revocato un ingaggio. Non faccio più ridere?»

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Andrea Pucci, il caso del momento. Tra satira e politica si consuma l'ennesima polemica nel Paese Italia, con pro e contro, con chi difende e chi attacca. E con chi revoca ingaggi. Lo stesso comico, che ha detto no ad una co-conduzione a Sanremo dopo essere stato criticato e minacciato per essere considerato "di destra", adesso rivela anche, con una stories su Instagram, che una importante catena di supermercati gli ha revocato l'ingaggio per un evento aziendale. "Non possiamo legare il nostro nome a fatti e o a persone che siano coinvolte in qualsiasi diatriba o polemica", riporta una nota dell'azienda. Lui ci scherza sopra (sicuramente non senza amarezza), rispondendo: "Hanno cambiato idea, ora non faccio più ridere. Ma neanche la spesa come rimborso?". 

Il "caso" resta al centro di dibattiti, confronti e appelli. Come quello del presidente Ignazio La Russa che invita “ufficialmente la Rai a chiedere ad Andrea Pucci di ritornare sui suoi passi”. 

“Io -dice La Russa- conosco Pucci da 30 anni e chi può dire che Pucci faccia comicità politica? Pucci fa comicità sulla quotidianità di noi italiani e fa morire dal ridere senza offendere mai nessuno. E quindi invito la Rai a chiedergli di cambiare idea”.

Massimo Dalema, ex premier di Sinistra, sulla vicenda attacca Giorgia Meloni, tra i primi ad esprimere la sua solidarietà al comico. «Se la premier parla del caso Pucci "si vede che ha del tempo da perdere...", ha detto parlando con i giornalisti a margine di un evento al Palazzo Lombardia di Milano. «Pucci sinceramente non lo conosco, non seguo questo tipo di cose. Sono più selettivo, essendo anziano. Alla mia età non mi metto a seguire queste cose» ha aggiunto D’Alema.

Dalla politica alla satira non poteva mancare Fiorello. «Finalmente la polemica a Sanremo! Hai capito Carlo Conti! La politica sta litigando per il comico Andrea Pucci, che alla fine ha fatto un passo indietro: va direttamente all’Eurovision. Una polemica sul Festival, che goduria per noi de La Pennicanza». 

«E chi gongola in tutto questo? Carlo Conti! Finalmente - aggiunge lo showman - si parla del Festival su tutti i giornali. Ma tu dimmi Andrea Pucci, quando mai avrebbe avuto tutta questa risonanza magnetica! Conti non si sarebbe mai aspettato una polemica del genere, lui fa i Festival a sottrazione. Ad Amadeus certe cose capitano mentre dorme, a Carlo Conti non era mai successo. È la prima volta per lui. Carlo, è un bene per il Festival!. Comunque a Sanremo tutti si preoccupavano di Pucci ma non si preoccupano della vera mina vagante, TonyPitony. Pucci in confronto è un boyscout. Ora Carlo ha preso Frassica, uno che in tv si vede poco (ironizza); sai da quanto non lo vedo? Da ieri sera!».

Anche Osho non manca di dire la sua: «Pensavo mi chiamaste per annunciarmi che avrei dovuto sostituire io Pucci a Sanremo...». Risponde così al telefono, con un misto di sollievo e di verve satirica, Osho, l’alter ego di Federico Palmaroli, quando sente il motivo della telefonata: il dietrofront di Andrea Pucci come co-conduttore della terza serata del festival. Nella sua vignetta sul Tempo di oggi si vede Sinner smanettare sul cellulare: «Famme scrive qualcosa contro la Schlein sennò quello me chiama a me».

E’ questo, in effetti, il punto che gli sta a cuore. "Premesso che la satira di Pucci è lontana anni luce dalla mia e che le battute sull'aspetto fisico delle persone mi fanno rabbrividire, sono anche dell’idea che la sua appartenenza e il suo pensiero politico siano stati determinanti a scatenare la bufera che si è abbattuta su di lui".
«Anche io tutti i giorni lo noto: se chiamassero me mi farebbero nero allo stesso modo. C'è come un riflesso condizionato che vuole gli artisti tutti schierati a sinistra. Appena un artista rivela la sua appartenenza, o semplicemente strizza l’occhio alla destra, scoppia una bagarre mediatica" dice Palmaroli all’ANSA ricordando, ad esempio, «quanto è successo a Pino Insegno».
Insomma, «polveroni così pesanti verso comici di sinistra non ne ho mai visti, così come non ho mai visto un gruppo di destra andare a manifestare sotto un palco in cui parla Schlein».

Quindi le critiche sono state fatte alla sua appartenenza ideologica o politica, non al tipo di comicità che fa Pucci? "Certo la qualità è importante, credo che un comico possa fare di meglio: detto questo i suoi spettacoli sono sold out e poi chi stabilisce chi e cosa fa ridere? A me, ad esempio, Littizzetto non fa ridere". E comunque Palmaroli condivide la scelta del passo indietro di Pucci: «la gogna è sempre insopportabile. E se devo pensare ad un comico che giustamente vive questo passo come un’esperienza molto importante, per la quale si deve preparare al meglio, essere performante anche di fronte ad un pubblico che sai essere dalla tua parte, figuriamoci affrontarlo in queste condizioni. Non puoi se già sai di essere nell’occhio del ciclone. E con il rischio che ti inizino a fischiare anche solo quando sali sul palco».