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La storia

Il "rifugio" di Simone: il suo basket oltre le crepe

Il palleggio della speranza: Simone, piccolo cestista di Niscemi, trova nel basket un rifugio dopo la frana e riceve scarpe e divisa dalla Federazione pallacanestro e dal Basket Gela

11 Febbraio 2026, 18:55

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Il "rifugio" di Simone: il suo basket oltre le crepe

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C’è un suono che vince la paura. Non è un grido, non è un tuono. È il toc-toc regolare, quasi ipnotico, di un pallone da basket che bacia il parquet. Per Simone, piccolo cestista di Niscemi, quel battito è stato il metronomo della sopravvivenza.

Nelle scorse settimane, la terra sotto i suoi piedi ha deciso di fare i capricci. È franata, squarciando muri e certezze, lasciando Niscemi ferita e col fiato sospeso. Ma mentre gli adulti cercavano risposte tra le macerie, Simone si è rifugiato nel suo castello invisibile: un campo di pallacanestro. Lo ha scritto in un tema, con la calligrafia pulita di chi non vuole rinunciare ai sogni: «Per me il basket è un rifugio. Quando palleggio, dimentico le preoccupazioni e mi sento libero».

Domenica scorsa, al PalaLivatino di Gela, quel tema è diventato un inno. La società del presidente Fabio Cipolla ha spalancato le porte a Simone, trasformando la sfida contro la Dierre in un abbraccio tra due città vicine, unite dal dolore ma soprattutto dalla voglia di rialzarsi. Simone è entrato in campo non per tirare a canestro, ma per ricevere il premio più bello: la consapevolezza di non essere solo.

I consiglieri regionali FIP Sicilia, Francesco Cavallo e Dario Provenzani, gli hanno consegnato scarpe e divise, regali arrivati dal cuore dal presidente regionale Cristina Correnti e da quello federale Gianni Petrucci. Ma in quel borsone c'era molto più che materiale tecnico. C’erano nuovi mattoni per ricostruire il suo rifugio, perché se la terra frana, la solidarietà è una roccia che non si scalfisce.

«Non abbiamo premiato solo un atleta, ma un simbolo», ha spiegato con orgoglio la presidente Correnti. Simone è il volto di una Sicilia che non si piega, che sa trasformare la tensione in un tiro libero e la paura in un assist per l’amico. Le sue parole ci ricordano che lo sport non è solo classifica o muscoli: è un porto sicuro dove trovare amicizia e speranza, anche quando fuori il mondo sembra crollare.

Mentre Simone stringeva il suo nuovo pallone, il messaggio è arrivato forte a tutti i ragazzi di Niscemi: il campo è lì, pronto ad accogliervi. Perché finché ci sarà un canestro a cui puntare, ci sarà sempre un motivo per guardare verso l’alto. E in quel momento, la frana è solo un brutto ricordo che non può nulla contro la libertà di un palleggio.