16 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:33
×

Attualità

Ispica, balneari e operatori turistici a confronto: futuro a rischio

La Cna territoriale ha riunito gli addetti ai lavori per fare il punto

12 Febbraio 2026, 11:24

11:25

Ispica, balneari e operatori turistici a confronto: futuro a rischio

I partecipanti all'incontro

Seguici su

La Cna Balneari della provincia di Ragusa, guidata dal segretario territoriale Carmelo Caccamo, ha convocato a Ispica un incontro con tutti gli operatori della fascia costiera compresa tra Santa Maria del Focallo e Porto Ulisse, l’area più duramente colpita dal recente ciclone.

La riunione, ospitata in un esercizio della zona, ha riunito imprenditori, gestori di lidi, addetti dell’extralberghiero e rappresentanti delle strutture ricettive, accomunati da smarrimento e dall’urgenza di farsi ascoltare per avviare la ripartenza.

Il quadro delineato è drammatico. La provinciale Sp 67 Pozzallo–Pachino è interrotta nel punto in cui un’intera porzione della carreggiata è crollata sotto la furia dell’acqua.

Si tratta di un’arteria vitale per raggiungere spiagge, case vacanza e strutture turistiche: la chiusura sta isolando un intero comprensorio. Il Libero Consorzio ha già effettuato un sopralluogo e gli addetti invocano l’apertura immediata dei lavori per non pregiudicare definitivamente la stagione.

A ciò si somma il buio totale lungo il tratto tra Ucca Marina, Punta Cirica e Porto Ulisse: dal Libero Consorzio sono arrivate rassicurazioni su un ripristino celere, indispensabile per garantire la sicurezza di residenti e visitatori.

Il ciclone ha colpito questa porzione di litorale con una violenza superiore rispetto ad altre località siciliane. Non si parla soltanto di erosione: il mare ha invaso la sede stradale, travolgendo tutto.

Numerosi stabilimenti balneari non esistono più. Strutture costate centinaia di migliaia di euro sono state inghiottite dall’acqua.

Diversi imprenditori raccontano di aver perso ogni cosa: non solo attrezzature e arredi, ma interi lidi finiti alla deriva o rinvenuti a centinaia di metri di distanza.

E, nonostante la gravità, su un territorio che vive quasi esclusivamente di turismo “nessun riflettore si è acceso”.

La preoccupazione principale riguarda le concessioni demaniali: senza certezze non è possibile ricostruire. Nessuno può investire 100 o 200 mila euro senza sapere se potrà operare nei prossimi anni. La richiesta è chiara: una proroga di almeno cinque anni, necessaria a garantire stabilità e consentire l’accesso ai ristori.

La Regione ha già quantificato danni per oltre un miliardo di euro tra ciclone e mareggiate; ora si attende che il Governo nazionale attivi il Fondo di solidarietà europeo e richieda le deroghe necessarie alla normativa Bolkestein.

Altro nodo cruciale è il progetto regionale di ripascimento morbido e la realizzazione dei pennelli a mare, rimasto incompiuto. Gli operatori sollecitano l’avvio immediato delle opere già definite, temendo che una rimodulazione comporti nuove autorizzazioni e tempi incompatibili con l’estate. La richiesta è unanime: cantieri subito, non a giugno; senza difese costiere, ricostruire non ha senso.

All’incontro erano presenti Gianpaolo Miceli, responsabile regionale di Cna Balneari, Marco Daparo, presidente provinciale dei Balneari, con il responsabile Andrea Di Stefano, e Carmen Sessa per la sede comunale di Ispica.

Sono state raccolte testimonianze di titolari e gestori che garantiscono occupazione a decine di lavoratori: un indotto significativo che oggi rischia di spegnersi.

La Cna ha scelto di dare voce a un territorio rimasto ai margini dell’attenzione mediatica mentre, altrove in Sicilia, non sono mancate visite istituzionali. “Abbiamo subito danni enormi e meritiamo risposte concrete” – spiegano dalla Cna – “Non possiamo essere lasciati da soli”. L’incontro di Ispica segna un punto di partenza: da qui si comincia, con la richiesta di interventi immediati, di una proroga delle concessioni, del completamento delle opere di protezione costiera e della riapertura urgente della viabilità. Perché senza risposte rapide, un intero pezzo di economia rischia di scomparire.