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Il caso

Vittoria, tre pezzi di vetro nel latte e un fascicolo finito nel limbo

L'avvocato della parte offesa: "Nessuna traccia del procedimento giudiziario in seguito alla nostra denuncia. Fateci capire perché"

13 Febbraio 2026, 07:05

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Possibile che nell’era della digitalizzazione e delle comunicazioni telematiche, un intero procedimento penale sia trasmesso tra uffici giudiziari senza che ne resti una traccia certa, ufficiale e, soprattutto, accessibile alla difesa?

È sempre più mistero sul procedimento relativo alla denuncia presentata a Vittoria per il ritrovamento di tre pezzi di vetro all’interno di una bottiglia di latte Parmalat Zymil. L’avvocato Enza Forte ha saputo solo che l’incartamento è stato trasferito dalla procura di Ragusa a quella di Parma, ma per il resto nessuna notizia si è più saputa.

C’è solo una risposta inviata il 12 febbraio scorso dalla procura della repubblica di Ragusa che comunica alla difesa che l’originale del provvedimento è stato trasmesso unitamente al fascicolo processuale al Tribunale di Parma e che pertanto non può essere fornita alcuna copia.

Una vicenda che l’avvocato Forte definisce come un buco nero della giustizia. È la paradossale vicenda che vede protagonisti Laura Allegria e Filippo Contrafatto - mamma e figlio -, dopo aver denunciato fatti gravissimi avvenuti a Vittoria, si ritrovano oggi prigionieri di un limbo burocratico.

Il caso ha origine nel luglio del 2025 presso la Procura di Ragusa, ma subisce una svolta inattesa il 16 settembre dello stesso anno, quando il fascicolo viene trasferito alla Procura di Parma.

Una decisione che la difesa ha immediatamente contestato come ingiustificata, data la palese competenza territoriale siciliana dei fatti. Ma la cosa che appare ancor più strana è che i documenti che hanno generato il trasferimento sembrano inesistenti. A distanza di oltre cinque mesi, infatti, la difesa non ha ancora potuto visionare il decreto di trasferimento, un atto fondamentale per l'esercizio del diritto di difesa, che sembra essere svanito nel tragitto tra le due città.

«Nonostante la Procura di Ragusa il 12 febbraio abbia formalmente comunicato che l'originale del provvedimento è stato trasmesso unitamente al fascicolo processuale, presso la Procura di Parma - spiega Forte - di tale documento non vi è traccia consultabile, né è stato possibile identificare il pubblico ministero che dovrebbe avere in carico le indagini. È semplicemente inaccettabile - conclude l’avvocato Enza Forte - che le persone offese debbano rincorrere un decreto fantasma mentre i mesi passano nell'inerzia più totale».