il caso
“Quel cognome era imbarazzante”: tre fratelli di Rimini ottengono di cambiarlo
Dalla richiesta in Prefettura al via libera finale: come tre giovani hanno lasciato il cognome “scomodo” del padre per prendere quello della madre: come tutelarsi da scherni e imbarazzi
Dalla richiesta in Prefettura al via libera finale: come tre giovani hanno lasciato il cognome “scomodo” del padre per prendere quello della madre, e cosa significa per chi oggi vuole tutelarsi da scherni e imbarazzi
Per tre fratelli originari di Rimini, chiamarsi “Bocchini” era diventato negli anni un macigno: fonte di battute, allusioni, imbarazzo sociale. Oggi si chiamano “Muratori”, come la madre. Non c’è rancore verso il padre — che anzi ha dato il proprio consenso — ma la consapevolezza che quel cognome stava diventando una stigmate. La loro scelta, formalizzata tra 2023 e i primi mesi del 2026, non è solo una vicenda privata: racconta un’Italia in cui cresce la sensibilità verso il linguaggio, il bullismo e il diritto di ciascuno a non essere identificato con ciò che provoca vergogna o scherno.
La decisione parte dal “fratello di mezzo” nel 2022, quando deposita in Prefettura la prima istanza per cambiare il cognome paterno — “Bocchini” — con quello materno — “Muratori”. L’istruttoria dura “oltre un anno”: il provvedimento favorevole arriva nel 2023, aprendo la strada anche al maggiore. A quel punto i genitori, di comune accordo, chiedono di estendere la scelta al più giovane, all’epoca diciassettenne. Il padre non si oppone: “ha le spalle larghe”, spiegano le cronache, ed è d’accordo nel mettere al centro il benessere dei figli.
In Italia il cambio di nome o cognome è materia regolata dal D.P.R. 396/2000 che attribuiscono al Prefetto la competenza a valutare e, se del caso, autorizzare la modifica. Tra i motivi ammessi rientra esplicitamente il caso in cui il cognome sia ritenuto “ridicolo o vergognoso” oppure riveli l’origine naturale del soggetto. In altri termini: se un cognome espone la persona a scherno o la mette in una posizione di svantaggio sociale, la Pubblica Amministrazione può intervenire, previa istruttoria, per consentirne la sostituzione o l’aggiunta di un altro cognome.
E ora? Una volta ottenuto il decreto definitivo, comincia la parte pratica: richiedere al Comune la nuova carta d’identità elettronica e aggiornare la residenza e lo stato civile negli archivi comunali; aggiornare la tessera sanitaria e il codice fiscale presso l’Agenzia delle Entrate; chiedere il rifacimento della patente e, se necessario, dei titoli di viaggio; comunicare la variazione a INPS, INAIL, banca, poste, datori di lavoro, Atenei, Ordini professionali, compagnie assicurative, gestori di utenze domestiche.