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Imprese balneari e ciclone Harry, il consigliere comunale di Ragusa Firrincieli: "E' un momento delicato"

"Non si può chiedere a un operatore del settore di investire nel 2026 sapendo che nel 2027 potrebbe perdere tutto"

17 Febbraio 2026, 12:27

Imprese balneari e ciclone Harry, il consigliere comunale di Ragusa Firrincieli: "E' un momento delicato"

Il consigliere comunale Sergio Firrincieli

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«Le imprese balneari della Sicilia orientale stanno vivendo una delle crisi più profonde degli ultimi decenni. Non è soltanto una questione di mare e di coste devastate: è una ferita aperta nell’economia dei nostri territori, nel lavoro di migliaia di persone, nella dignità di intere famiglie».

Con queste parole il consigliere comunale di Ragusa, Sergio Firrincieli, tratteggia il quadro drammatico che ha investito gli stabilimenti lungo la costa ionica, dalle province di Siracusa, Ragusa e Catania fino a Messina.

L’ondata di maltempo delle scorse settimane ha raso al suolo o compromesso gravemente centinaia di strutture, cancellando in poche ore investimenti costruiti con anni di sacrifici.

«Parliamo di un comparto che in Sicilia conta oltre mille concessioni demaniali marittime – ricorda – con un indotto che genera ogni anno centinaia di milioni di euro. Oggi molte di queste imprese non hanno più nulla se non macerie e debiti».

Alla distruzione materiale si somma un paradosso normativo che rischia di trasformare la calamità in una doppia condanna. Le concessioni demaniali scadranno nel 2027, in applicazione della Direttiva 2006/123/CE, mentre le regole vigenti prevedono che la mancata apertura o l’inattività possano determinare la decadenza del titolo. «È una situazione che sfiora l’assurdo – afferma Firrincieli –. Da un lato gli operatori devono ricostruire strutture distrutte, accendere mutui, affrontare investimenti enormi; dall’altro rischiano di perdere la concessione se non aprono, anche quando l’inagibilità è evidente e certificata. È un cortocircuito amministrativo che non possiamo ignorare».

La Regione ha disposto la sospensione dei canoni e un contributo a fondo perduto fino a 20.000 euro, oltre alla possibilità di ricorrere a finanziamenti agevolati tramite Irfis FinSicilia. «Sono misure doverose – riconosce – ma non risolutive. Ventimila euro non coprono neppure una minima parte dei costi di ricostruzione: in molti casi servono centinaia di migliaia di euro. E un prestito, per quanto agevolato, resta un debito che pesa sulle spalle di chi ha già perso tutto».

Il nodo centrale resta la cosiddetta Bolkestein. Le pronunce del Consiglio di Stato hanno ribadito l’obbligo delle gare pubbliche, ma per Firrincieli il contesto impone un approccio straordinario: «Un evento calamitoso ha azzerato investimenti e compromesso l’equilibrio economico di intere aziende familiari. È ragionevole chiedere a un imprenditore di investire nel 2026 sapendo che nel 2027 potrebbe perdere tutto? È sostenibile imporre l’apertura per non decadere dal titolo senza garantire una disciplina chiara sugli investimenti effettuati?».

Dopo un confronto con numerosi operatori del litorale, il consigliere formula alcune richieste puntuali: un chiarimento formale sulla sospensione degli obblighi di apertura in presenza di inagibilità certificata; la garanzia che gli investimenti per la ricostruzione siano valorizzati o indennizzati nelle future procedure di gara; un dialogo urgente con la Commissione europea per definire misure transitorie destinate ai territori colpiti da calamità straordinarie; regole certe prima di imporre nuovi oneri finanziari alle imprese.

«Le imprese balneari non possono essere colpite due volte: prima dalla furia della natura, poi dall’incertezza normativa. Servono certezze, equilibrio e tutela del lavoro. E servono subito».