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il caso

Pucci il comico che non ama la comicità e Fiorello rilancia: «Kiss my ass»

Dall’imitazione che punge al rap che disinnesca: la risposta dello show man siciliano riaccende il dibattito su satira, permalosità e confini della comicità in TV e radio

19 Febbraio 2026, 16:42

“Medaglia d’oro” alla polemica: Fiorello, rap e ironia per rispondere a Pucci

Dall’imitazione che punge al rap che disinnesca: la risposta di Fiorello a Pucci riaccende il dibattito su satira, permalosità e confini della comicità in TV e radio

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L’apertura è a ritmo di reggaeton, il ritornello un graffio: “Sono il Bad Bunny italiano… kiss my ass!”. In studio, a metà tra radio e visual radio, Rosario Fiorello entra a gamba tesa trasformando una miccia televisiva in una controcanzone. Sul banco degli imputati c’è la suscettibilità di un collega comico: Andrea Pucci. È il 19 febbraio 2026 e Fiorello rovescia il tavolo rivendicando il diritto alla satira, affermando che far arrabbiare uno che fa il suo stesso mestiere merita la "medaglia d'oro". Questa diatriba va oltre la faida personale, sollevando un interrogativo cruciale: quanto possiamo ancora ridere gli uni degli altri senza che ogni sketch diventi un caso?

Tutto ha inizio alla vigilia del Festival di Sanremo 2026, quando Andrea Pucci, atteso tra gli ospiti, decide di fare marcia indietro. L'11 febbraio, Carlo Conti ipotizza con Fiorello che la rinuncia nasca dal timore di essere "bistrattato", rievocando le storiche contestazioni subite da Maurizio Crozza a Sanremo 2013. A infiammare gli animi ci pensa Striscia la Notizia: il 18 febbraio Valerio Staffelli consegna a Pucci il Tapiro d’oro. Nel servizio, il comico punzecchia Fiorello per l'imitazione fatta a La Pennicanza, negando una foto che lo ritrae con una croce celtica. Pucci inquadra la vicenda in un dibattito più ampio, lamentando che la sua comicità, etichettata come "di estrema destra", gli sarebbe costata la serenità per salire sul palco dell'Ariston.

La risposta di Fiorello utilizza l'arma che conosce meglio: il varietà. Nella puntata successiva de La Pennicanza, ribalta l'offensiva con un brano-rap dal tono ironico, un dissing in piena regola. La punchline è spietata: “Da quando c’è la Pennicanza ce l’hanno tutti con me… c’è un po’ di permalosanza: kiss my ass!”. L'affondo prosegue: Fiorello si scaglia contro i comici "o pseudo-tali" che si arrabbiano per una parodia, ricordando che l'imitazione è un pilastro della tv. Non manca una stoccata agli uffici stampa e a Mediaset, con un'allusione a Pier Silvio Berlusconi, ribattezzato "Pier Piano" e citato come un altro "scontento" delle sue scorribande.

Questo scontro rimette al centro la satira come “diritto di caricatura”. In Italia, la parodia tutela la deformazione di un personaggio per finalità comiche. La reazione stizzita di un comico, unita alla tendenza di catalogare la comicità in scuderie ideologiche ("di destra" o "di sinistra"), rischia di togliere ossigeno alla satira, che per funzionare deve poter colpire in tutte le direzioni senza cartellini di parte. Come fa notare Fiorello, se il collega si irrigidisce, il mestiere perde elasticità. La "medaglia d'oro" è una provocazione gentile, un monito a ricordare che gli imitatori agiscono come specchi deformanti dei tic della società: accettarne l'immagine è parte integrante del gioco.

L'officina di questa polemica è La Pennicanza, show di Fiorello e Fabrizio Biggio, in onda alle 13:45 su Rai Radio2, RaiPlay e canale 202. Nato a maggio 2025 come erede di "Viva Rai2!", questo show è un laboratorio di improvvisazione dove l'attualità viene frullata in tormentoni in tempo reale. La sua grammatica ibrida, capace di mescolare radio, web e persino jingle inediti cantati da Mina, influenza agende di talk e telegiornali. E in vista di Sanremo, lo show muta in La Sanremanza per cucire spunti parodici sull'attualità del Festival, dimostrando che una brillante risposta in chiave pop (un rap, una canzone) vale più di mille smentite.