lo studio
Si è ribaltata la situazione: ora sono i lupi ad avere paura degli umani (e basta la voce)
Un grande esperimento in Italia centrale svela che i lupi evitano gli umani nell’81% dei casi: meno paura della “novità” in aree urbanizzate, ma più cautela ai cambiamenti. Ecco cosa significa per la convivenza, tra scienza e nuove regole europee
Un grande esperimento in Italia centrale svela che i lupi evitano gli umani nell’81% dei casi: meno paura della “novità” in aree urbanizzate, ma più cautela ai cambiamenti. Ecco cosa significa per la convivenza, tra scienza e nuove regole europee.
Una radura nel bosco: una sagoma grigia si ferma, poi una voce umana registrata rompe il silenzio. Il lupo scatta, si volta e sparisce in pochi secondi. Non è un aneddoto isolato, ma la reazione tipica osservata dai ricercatori, che conferma: la stragrande maggioranza dei lupi ci evita, percependoci come pericolo costante. Uno studio su PNAS analizza l'adattamento ai paesaggi antropizzati, sfatando il mito del lupo "spavaldo" e indicando vie per la convivenza.
Guidata da Martina Lazzaroni e Sarah Marshall-Pescini, la ricerca ha testato 185 lupi selvatici in 44 siti dell'Italia centrale, lungo un gradiente di urbanizzazione. Stimoli: oggetti nuovi (per la neofobia) e voci umane registrate. Risultati chiari: la voce umana provoca paura e fuga nell'80% dei casi, indipendentemente dall'antropizzazione. I lupi ci vedono come "super-predatore": il nostro parlato scatena reazioni più forti di cani o uccelli.
Nei contesti urbani, i lupi sono meno neofobici verso novità iniziali (utili per strade e manufatti), ma allarmati da modifiche. Non è confidenza verso l'uomo, ma valutazione flessibile dei rischi: imparano in fretta, rendendoci una minaccia "speciale" anche in ambienti rumorosi.
In Italia, i lupi sono stabili e in crescita: ISPRA stima 3.501 esemplari (952 sulle Alpi, 2.557 altrove), colonizzando quasi tutti gli habitat idonei, fino a periferie e campi agricoli. Più lupi non significa più rischi per umani, ma più interazioni da gestire.
Tempismo perfetto: la Convenzione di Berna (dal 7 marzo 2025) ha declassato il lupo da "rigorosamente protetto" a "protetto", dando flessibilità UE. In Italia, decreto di gennaio 2026 accende il dibattito: allevatori chiedono azioni rapide, ambientalisti temono abbattimenti indiscriminati. Serve governance adattativa: prevenzione finanziata e danni compensati.
Per gli allevatori: recinti elettrificati, cani da guardiania. Elimina "scorciatoie alimentari": sicuri i rifiuti, no cibo per domestici. Deterrenti (acustici, visivi, droni) ruotati per evitare assuefazione.
Per i cittadini: in incontro, mantieni distanza, resta calmo, sii visibile senza gesti bruschi, guinzaglio corto per cani. Segnala lupi confidenti, feriti o anomali a Polizia Locale o Carabinieri Forestali.
Il lupo "senza paura" è eccezione rara. La nostra voce resta il deterrente più potente: dati su vasta scala lo confermano. Politiche e cittadini devono impedire "strade facili" per il ritorno, favorendo una coesistenza basata su scienza e prevenzione.