Attualità
L'emozionante storia di Zayel, il piccolo guerriero del Madagascar
Ha subito 18 ore di intervento al Gaslini. Chiaramonte Gulfi lo aspetta a braccia aperte: lo ospiterà per la convalescenza
Il piccolo Zayel
Quando Zayel è arrivato in Sicilia, il 21 settembre 2025, aveva negli occhi la timidezza dei bambini che hanno già conosciuto troppo dolore. Una rara malformazione genetica lo costringeva a convivere con una condizione che in Madagascar non poteva essere curata. Da allora, Chiaramonte Gulfi è diventata la sua seconda casa: un luogo dove la mamma, Noeline Clarisse, e i volontari del Gruppo Alfa di Protezione Civile lo hanno accompagnato passo dopo passo, con una dedizione che ha trasformato un viaggio della speranza in una storia di famiglia.
Dopo mesi di attesa, rinvii e difficoltà logistiche, l’intervento tanto atteso è finalmente arrivato. Al Gaslini di Genova, Zayel ha affrontato 18 ore di sala operatoria con un coraggio che ha commosso medici e volontari. Un intervento complesso, delicatissimo, che ha richiesto un lavoro di squadra straordinario e che oggi apre per lui una possibilità concreta di vivere una vita diversa, più libera, più dignitosa.
Mentre i chirurghi lavoravano senza sosta, fuori dalla sala operatoria c’erano la mamma e i volontari chiaramontani che non lo hanno mai lasciato solo. Sono gli stessi che, da anni, portano aiuti in Madagascar: scuole, strumenti sanitari, mezzi agricoli. Sono loro che hanno costruito il ponte umano che ha permesso a questo bambino di arrivare fin qui.
L’operazione è riuscita. E adesso, per la sua lunga convalescenza, Zayel tornerà proprio a Chiaramonte Gulfi, dove ad attenderlo ci sono le stesse persone che lo hanno accolto come un figlio. Sarà seguito, coccolato, accompagnato in un percorso che richiederà tempo e pazienza, ma che tutti sperano possa condurlo verso un futuro finalmente sereno.
Il presidente del Gruppo Alfa, Peppe Bellio, ha definito Zayel “una forza della natura”, e non è difficile crederlo. In questi mesi il bambino ha affrontato viaggi, visite, attese infinite, e ora un intervento che avrebbe messo alla prova chiunque. Eppure, ogni volta, ha trovato la forza di sorridere.
La sua storia è una di quelle che ricordano quanto la solidarietà possa essere potente: un filo che unisce il Madagascar alla Sicilia, passando per Genova, e che intreccia istituzioni, volontariato e umanità. Un filo che oggi tiene stretto un bambino che ha già vinto la sua battaglia più grande, ma che ha ancora bisogno di tutti.
E Chiaramonte è pronta, ancora una volta, ad aprirgli le braccia.