la storia
Un cucciolo di macaco, un peluche e un mercato impazzito: la parabola virale di Punch che ha fatto fare sold out a Ikea
Dal rifiuto materno all’abbraccio del web: come la storia di un macaco di sette mesi ha trasformato un peluche in un fenomeno globale
Un cucciolo di macaco delle nevi con il pelo ancora infantile, sdraiato su una panca di legno, stringe a sé un orango di pezza più grande di lui. Intorno, smartphone puntati e mormorii di tenerezza. In pochi secondi di video – quelli che hanno fatto il giro del mondo – c’è tutto: solitudine, resilienza, e un’inaspettata miccia commerciale capace di portare al sold out un peluche di Ikea in pochissimi giorni. Il cucciolo si chiama Punch: sette mesi, nato il 26 luglio 2025 allo Zoo cittadino di Ichikawa, nella prefettura di Chiba, Giappone. Abbandonato dalla madre subito dopo il parto, è stato allevato dai custodi con biberon, turni notturni e, soprattutto, con un sostituto affettivo: un orangutan di stoffa che gli ha fatto da “ancora emotiva” mentre tentava a fatica di inserirsi nel gruppo dei coetanei. La sua vicenda è diventata virale in pochi giorni, spingendo frotte di visitatori allo zoo e scatenando un’ondata d’acquisti del DJUNGELSKOG – questo il nome commerciale del peluche – fino all’esaurimento scorte in vari Paesi.
Una maternità mancata, una “madre di pezza”: come nasce il legame tra Punch e l’orangutan Ikea
Secondo i responsabili dello Zoo di Ichikawa, i macachi giapponesi appena nati trascorrono settimane aggrappati al ventre della madre: un contatto continuo che non è solo caloroso, ma funzionale allo sviluppo di muscoli, coordinazione e sicurezza. La rottura di quel legame, per Punch, ha imposto un intervento immediato. I custodi hanno provato rotoli di asciugamani e altri pupazzi, finché non hanno notato che l’orangutan – corpo morbido, pelo lungo, braccia facili da stringere – era quello che meglio soddisfaceva le sue necessità motorie ed emotive. Da allora, quasi mai si è visto Punch senza quel compagno oversize, trascinato ovunque, usato come cuscino o scudo nei momenti di stress. L’idea non era casuale: scegliere un “surrogato” dalla forma scimmiesca, hanno spiegato gli operatori, poteva aiutare la futura reinclusione sociale del piccolo nel branco.
La salita più dura: l’inserimento nel gruppo tra rifiuti, riprese e un primo abbraccio
La fase di integrazione è stata – ed è – il tratto più delicato. I video circolati in rete mostrano Punch che prova a restare vicino agli altri macachi, salvo venire rimproverato o scacciato da alcuni adulti; lo si vede allora tornare al suo peluche, quasi a ricaricarsi. Ma nelle ultime ore è arrivato un segnale diverso: un adulto lo ha abbracciato e gli ha concesso le prime, decisive interazioni di grooming, i “toelettaggi” sociali che, tra primati, sanciscono inclusione e legami. Per una creatura che ha conosciuto il rifiuto in culla, quel gesto vale come un lasciapassare. Il momento è stato documentato e condiviso, diventando la nuova tappa di un racconto che, dal dolore iniziale, sembra piegarsi lentamente verso la normalizzazione.
Dalla recinzione allo schermo: la viralità e l’assalto allo zoo
Il profilo ufficiale dello Zoo di Ichikawa ha ringraziato i visitatori per l’afflusso “mai visto prima”, scusandosi per le code ai cancelli e preannunciando misure per gestire i picchi della tre-giorni festiva successiva all’esplosione mediatica. I post con l’hashtag "Forza, Punch!" hanno fatto da cassa di risonanza alla storia, spingendo allo zoo famiglie, curiosi e influencer. È la dinamica tipica delle narrazioni-faro dei social: un’immagine potente trascina pubblico reale, influenza i comportamenti e – come vedremo – altera la domanda di mercato ben oltre i confini del recinto.
Quando l’empatia fa cassa: il peluche “DJUNGELSKOG” e il sold out globale
La tenerezza si è convertita in acquisti. Secondo ricostruzioni giornalistiche, la domanda del DJUNGELSKOG orangutan è schizzata in alto fino al sold out in Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud, contribuendo a rendere il giocattolo un oggetto-simbolo della vicenda. È l’ennesima dimostrazione di come un phenomenon social possa infliggere pressioni improvvise e trasversali alle catene di fornitura del retail globale, soprattutto quando il prodotto ha un forte contenuto affettivo e un prezzo accessibile. La coda lunga del fenomeno, come spesso accade, si è vista su marketplace e siti di reseller, dove i listini hanno iniziato a fluttuare.
La risposta di Ikea: donazioni, visita ufficiale e gestione reputazionale
L’eco della storia ha raggiunto i vertici di Ikea Giappone. Il 17 febbraio 2026, la presidente Petra Färe ha visitato lo Zoo di Ichikawa insieme alle autorità cittadine, donando plurimi peluche di riserva per assicurare a Punch sempre un “compagno di conforto” integro, e altri giocattoli morbidi destinati anche ad altri animali. Nell’era in cui i brand sono chiamati a reagire in tempo reale alle onde emotive della rete, la mossa ha il sapore della responsabilità sociale, ma anche del risk management: intervenire dove la narrazione popolare incrocia il prodotto-icona del proprio catalogo. Una risposta rapida e visibile, che riduce la frizione reputazionale e consolida la percezione di prossimità al pubblico.
Cornice scientifica: perché un cucciolo cerca la stoffa quando manca la madre
Al netto del romanticismo da timeline, il caso di Punch parla la lingua – più sobria – della psicobiologia. Vari esperti hanno richiamato, in queste ore, gli studi classici di Harry Harlow condotti a metà Novecento sui macachi rhesus, nei quali i piccoli preferivano una “madre morbida” priva di latte a una “madre metallica” che lo forniva: una prova sperimentale del valore primario del contatto e del comfort nella formazione dei legami e nello sviluppo neurocomportamentale. I video di Punch – il rifugio nel peluche dopo uno scontro con un adulto; la calma che torna quando lo stringe – parlano la stessa grammatica: in mancanza della madre reale, il surrogato tattile offre una sicurezza di base da cui ripartire per apprendere la vita sociale, finché il gruppo non lo accoglie davvero. In questo quadro, la prognosi degli etologi è cautamente ottimista: se la progressiva accettazione del branco prosegue, le necessità del surrogato si ridurranno spontaneamente.
Etica e benessere: tra accuse, chiarimenti e buone pratiche
La corsa virale ha portato con sé anche critiche, con alcuni utenti che hanno accusato lo zoo di “sfruttare” il cucciolo. La struttura, però, ha spiegato di essere intervenuta per contenere lo stress del piccolo e favorire l’inserimento, adottando misure via via corrette in base alle reazioni del gruppo e sotto la supervisione di personale esperto. A riprova, la progressiva – seppur non lineare – evoluzione delle interazioni positive con gli adulti osservata negli ultimi giorni. L’afflusso al giardino zoologico, con le conseguenti code, è stato gestito con comunicazioni pubbliche e scuse ufficiali, segno che l’istituzione ha percepito il rischio di sovraesposizione e ha provato a contenerne gli effetti collaterali.