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Il racconto

Lotta alla mafia si fa anche in classe: «In trincea ora un esercito di maestre»

La Regione stanzia 1,5 milioni per le scuole. L’assessore Turano: «Porteremo sostegno ai ragazzi “fragili”»

23 Febbraio 2026, 08:23

Lotta alla mafia si fa anche in classe: «In trincea ora un esercito di maestre»

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Un cognome può diventare una condanna. Un destino già scritto, tracciato e scolpito. Una lettera scarlatta tatuata nel petto. E così i figli di boss di mafia, di narcotrafficanti, di killer sembrano non avere scampo. Ma non è così. L’esperienza del progetto “Liberi di Scegliere”, che è diventata una legge regionale, ha dimostrato che un’altra vita è possibile. L’esperienza del giudice Roberto Di Bella in Calabria è stata duplicata in Sicilia quando è diventato presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania. E ha avviato quei progetti e quelle azioni che “liberano” i ragazzini da alcuni contesti difficili e criminali. Per mostrare che un’alternativa è possibile. Ma soprattutto mostrare alle mamme che un’alternativa è possibile rispetto alla strada e alla galera. Perché il crimine porta solamente in un posto: dietro le sbarre. Non lascia scampo.

La Regione Siciliana, nella progettualità inserita nella legge, ha stanziato 1,5 milioni destinati alle scuole. L’assessore regionale alla Formazione e all’Istruzione Mimmo Turano ha firmato una circolare in cui spiega nei dettagli gli obiettivi di quest’azione. «Vogliamo portare in tutte le classi dove ci sono ragazzi “fragili” - spiega Turano - progetti di sostegno al fine di affermare i valori della legalità. E quando parlo di “fragilità” intendo condizioni di disagio giovanile che attanagliano le nostre città siciliane e le periferie in particolare». Turano ha avuto modo di confrontarsi con Di Bella. Il giudice ha raccontato come lo sprone per un cambiamento arriva soprattutto dalle mamme, che vogliono per i loro figli un percorso nuovo e migliore rispetto a quello che hanno vissuto i loro padri. E a volte sono gli stessi papà che vogliono strappare i loro figli dalle «grinfie del clan».

Come saranno spesi i fondi? Saranno parcellizzati ai progetti più meritevoli che le scuole, di ogni ordine e grado, e le Università presenteranno. Le attività didattiche dovranno essere in linea con gli obiettivi di “Liberi di Scegliere”. E quindi si punta alla realizzazione di laboratori, indagini e ricerche sui temi della legalità, del contrasto alla criminalità organizzata e della prevenzione della devianza minorile. Iniziative che sono finalizzate a promuovere nei giovani una maggiore consapevolezza critica dei fenomeni mafiosi, a rafforzare i valori della cittadinanza attiva, della responsabilità individuale e collettiva e del rispetto delle regole democratiche, nonché a sostenere percorsi educativi capaci di offrire concrete opportunità di crescita culturale e sociale, contribuendo alla costruzione di contesti scolastici e formativi orientati alla libertà di scelta e all’emancipazione da ogni forma di condizionamento criminale.»

Turano cita le parole di Gesualdo Bufalino: «Per sconfiggere la mafia serve “un esercito di maestre elementari”. Ora le abbiamo in trincea e sono sicuro che porteranno risultati radicali nella lotta al sistema mafioso e alla cultura mafiosa». Due realtà che si nutrono a vicenda. E quindi bisogna contrastarle ed estinguerle entrambe. «Questa è una semina - dice Turano - che porterà frutti nel lungo periodo. Ma solo così potremo cambiare una volta per tutte questa terra. Una terra che è già cambiata grazie al sacrificio dei nostri martiri. Che hanno dato la vita pur di non piegarsi alle mafie».

Andando alle cifre: la dotazione finanziaria ammonta a €1.500.000 euro (e pesa sul Bilancio della Regione Siciliana, per gli esercizi finanziari 2026/2027). L’importo del finanziamento per ciascuna proposta progettuale non potrà essere superiore a 15.000 euro.

Ma non c’è solo la piazza urbana e il quartiere degradato, in quest’epoca c’è anche la fascinazione criminale creata dai social e dalle fiction. Il rischio emulazione è in agguato. Turano ha avviato un progetto anche su questo filone coinvolgendo l’inviata di Striscia La Notizia, Stefania Petix: «A me piace copiare le iniziative che fanno bene ai giovani. E parlando con Petix ho scoperto che i ragazzi durante i suoi servizi hanno un atteggiamento di sfida ma poi la telecamera li incuriosisce e li attira. Quindi da marzo partiranno delle lezioni di educazione civica 3.0 attraverso le telecamere che permetteranno ai ragazzi di conoscere i luoghi dove vivono ma non per denunciare, ma per proporre idee per migliorare gli spazi urbani».

Nella rivoluzione del cambiamento serve anche educare le Istituzioni. Alcune volte sorde. «Anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Offrire alternative ai ragazzi è un dovere a cui non possiamo sottrarci». Turano ricorda che quando era assessore regionale agli Enti Locali fece una scelta che aveva l’obiettivo di mandare un forte messaggio civico e sociale. «Quando c’era da scegliere il commissario da inviare a Trapani io nominai Alfonso Giordano, il presidente del Maxi-Processo che si celebrò 40 anni fa e che ha cambiato la storia della Sicilia. Per chiudere quel percorso dobbiamo sostenere e aiutare i giovani, soprattutto i più “fragili”», chiosa. Un’altra Sicilia, forse, è possibile.