crisi idrica
Dighe piene ma sporche: persi 10 milioni di metri cubi d'acqua per i detriti
Emergenza interrimento: lo spreco d’acqua in mare che condanna l'agricoltura
Le copiose piogge dei mesi di gennaio e febbraio, se per la prima volta nel decennio hanno riempito tutte le dighe dell’Agrigentino, a secco negli ultimi due anni per la siccità, hanno messo il dito nella piaga del maggiore immagazzinamento idrico. Si calcola infatti che gli invasi della provincia avrebbero potuto raccogliere almeno altri dieci milioni di metri cubi d’acqua se le basi delle dighe fossero state pulite in tempo da detriti di ogni genere, da fango a sterpaglie e pietre.
L’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia pubblica ogni mese la tabella dell’acqua contenuta nelle dighe e da una colonna del prospetto si evince che vi sarebbero milioni di metri cubi di “interrimento” causati proprio dalla presenza di detriti negli invasi mai puliti e messi a norma di sicurezza.
Succede che quelli maggiormente intasati siano le dighe agrigentine dell’area dei Monti Sicani nel cui distretto la furia delle acque di torrenti e fiumi trasportano ogni varietà di materiale che si accumula giorno dopo giorno alla base delle dighe.
Capita infatti che la diga Castello di Bivona ha una potenzialità di 21 milioni di metri cubi, ma qualche giorno fa l’accumulo idrico è stato fermato a 19,5 mln e l’acqua viene scaricata sul fiume Magazzolo per riempire le vasche di accumulo. La maggior parte si perde però a mare. Il valore di interrimento è di 2,5 mln di metri cubi. Più a nord in territorio in Santo Stefano Quisquina, la diga di Piano Leone, che può contenere 4,140 mln di mc, ha un interrimento da detriti di circa 1,5 mln.
Succede che perfino l’invaso Gammauta sul fiume Sosio, in territorio di Palazzo Adriano, presenta oltre 1,5 mln di mc di detriti per cui il liquido, prezioso per l’agricoltura, viene utilizzato di norma per produrre energia elettrica per Enel Green Power o per riempire tramite una bretella idrica per caduta naturale da San Carlo, in provincia di Palermo, fino alla sottostante diga Castello.
Anche la diga sul Raia a Prizzi (nella foto) avrà certamente dei detriti alla base, ma la tabella dell’Autorità di Bacino la dà a zero metri cubi. Stesso discorso per la diga Fanaco di Castronovo di Sicilia che non presenta quote di interrimento, ma che nella scorsa estate, vuota per siccità, aveva fango.
Non sono esenti da detriti altre due grossi invasi dell’area occidentale ed orientale del territorio agrigentino. A Sambuca di Sicilia, la diga Arancio, che continua ad immagazzinare acqua dall’area del Belice, ha raggiunto e superato i 20 mln di mc, ma ha ancora una grande capacità fino a 35 milioni. Anche l’invaso San Giovanni di Naro, ormai ad oltre 11 mln, potrebbe invasare fino a 16 mln che è la sua capacità totale. Anche qui i detriti non mancano.