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Prepariamoci a dire addio alle lattine nei supermercati: perché l'Ue le ha vietate (c'entra la salute)

Rischi per "colpa" del bisfenolo A, alternative tecnologiche e consigli pratici per i consumatori

24 Febbraio 2026, 19:50

Prepariamoci a dire addio alle lattine nei supermercati: perché l'Ue le ha vietate (c'entra la salute)

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Un comune sabato di spesa può celare un insospettabile rischio: dietro il rivestimento interno di una lattina di pelati o di un barattolo di legumi può annidarsi il bisfenolo A (BPA). Questo noto interferente endocrino, da anni al centro del dibattito scientifico, è stato ufficialmente vietato dall’Unione Europea a partire dal 20 gennaio 2025. Tuttavia, per effetto di una “finestra” logistica concessa all’industria per evitare scossoni alla filiera, i consumatori potranno imbattersi in confezioni contenenti BPA fino al 2028, e in alcuni casi fino al 2029 per specifiche attrezzature professionali.

Il Regolamento UE n. 2024/3190, adottato a fine 2024, introduce una stretta senza precedenti su imballaggi in plastica, vernici e rivestimenti per metalli, inchiostri e adesivi. La transizione è scaglionata: fino al 20 luglio 2026 per la maggior parte dei prodotti monouso; fino al 20 luglio 2027 per gli articoli riutilizzabili; e fino al 20 gennaio 2028 per categorie specifiche come gli imballaggi destinati a ortofrutta o prodotti ittici, oltre ai rivestimenti applicati all’esterno dei manufatti metallici. La regola cardine prevede che i prodotti immessi legalmente sul mercato prima di tali date possano essere venduti fino a esaurimento delle scorte, e che gli alimenti possano essere sigillati al loro interno entro 12 mesi dalla fine del periodo transitorio. Non si tratta di una “deroga sanitaria”, ma di un dispositivo per accompagnare il passaggio verso alternative più sicure.

A spingere Bruxelles è stata la radicale rivalutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del 2023. Gli esperti hanno indicato nel sistema immunitario il bersaglio più sensibile, abbassando la dose giornaliera tollerabile (TDI) a 0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo al giorno: un limite circa 20.000 volte inferiore rispetto a quello temporaneo del 2015. Il BPA è in grado di mimare o inibire l’azione degli ormoni e la letteratura scientifica collega l’esposizione cumulativa a esiti gravi come infertilità, pubertà precoce, aumento del rischio di tumori ormono-dipendenti, obesità, diabete di tipo 2 e disturbi neurologici.

L’approccio europeo non si ferma al solo BPA: nel mirino finiscono anche altri bisfenoli critici (BPS, BPAF, TBBPA), con l’obiettivo di evitare le “sostituzioni regrettabili”, ovvero il rimpiazzo del BPA con molecole affini dalle medesime proprietà interferenti. Per l’industria si apre una sfida tecnologica di rilievo: sviluppare nuove barriere – come poliesteri o bioresine – che assicurino la sicurezza d’uso, garantendo al contempo rigorosa tracciabilità documentale e assenza di migrazioni chimiche indesiderate.

In attesa del completamento della transizione, è possibile adottare misure pragmatiche: privilegiare alimenti freschi o confezionati in vetro, materiale inerte che non richiede rivestimenti epossidici; evitare di riscaldare cibi in contenitori di plastica non idonei al microonde; limitare il contatto prolungato con gli scontrini termici, fonte storica di bisfenoli; arieggiare regolarmente gli ambienti domestici. Va inoltre ricordato che l’etichetta “BPA-free” non equivale sempre a piena sicurezza: in taluni casi può celare la sostituzione con materiali alternativi o con altri analoghi dei bisfenoli.

La decisione europea rappresenta uno dei passi più incisivi degli ultimi anni nella tutela della salute pubblica. La sfida che resta aperta è quella della trasparenza: fornire ai cittadini informazioni chiare su ciò che si cela dietro il metallo lucido delle lattine, coniugando tutela sanitaria, educazione al rischio e innovazione.