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Attualità

I circoli Legambiente della provincia di Ragusa: “Serve un nuovo modello di fruizione delle spiagge. Il ciclone Harry ci impone di cambiare rotta”

Un'analisi attenta e basata su evidenze scientifiche quella degli ambientalisti dopo le catastrofiche avversità meteo

26 Febbraio 2026, 00:33

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Il lido Anticaglie a Punta Secca

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I circoli Legambiente della provincia di RagusaIl Carrubo di Ragusa, Kiafura di Scicli, Sikelion di Ispica e Melograno di Modica – intervengono con una posizione netta dopo i danni provocati dal ciclone Harry, che ha colpito duramente anche le coste iblee, danneggiando numerosi stabilimenti balneari.

Secondo le associazioni ambientaliste, le richieste avanzate in questi giorni da parte di alcuni operatori – contributi a fondo perduto, proroghe delle concessioni demaniali, corsie preferenziali nelle future gare – mostrano la volontà di proseguire con un modello ormai superato, basato sul “business as usual”, senza tenere conto dei cambiamenti climatici e dell’aumento degli eventi estremi.

Sarebbe irresponsabile non imparare la lezione che la natura ci ha dato – dichiarano i circoli Legambiente –. Ricostruire gli stabilimenti esattamente dove erano e come erano significa esporsi a nuovi danni, forse ancora più gravi, e alimentare un ciclo continuo di richieste di finanziamenti pubblici. È un approccio che non possiamo più permetterci”.

Gli ambientalisti denunciano anche la pratica, già in atto in alcuni tratti di costa, di realizzare barriere di sabbia o opere improvvisate per proteggere gli stabilimenti: interventi definiti “scriteriati”, con effetti pesanti sugli ecosistemi costieri e sui cordoni dunali, già messi a dura prova dall’erosione.

Per Legambiente, la strada è una sola: cambiare modello di fruizione delle spiagge. Le strutture balneari devono diventare temporanee, leggere, mobili, da rimuovere a fine stagione e da riposizionare più a monte in caso di arretramento della linea di costa. Una scelta che, oltre a essere più sostenibile, è anche coerente con la normativa vigente, che non prevede alcun obbligo di risarcimento da parte della Regione per i danni causati dalle mareggiate.

I circoli chiedono inoltre una riforma urgente della legge regionale 78/1976, eliminando l’eccezione per le “zone B” e ripristinando il rispetto integrale della fascia di 150 metri dalla battigia, con la demolizione delle opere abusive presenti al suo interno.

“Le proposte contenute nel documento regionale Il ciclone Harry – concludono i circoli – rappresentano il primo passo verso una vera sostenibilità dell’economia del mare. In un’epoca in cui il clima si estremizza e l’erosione costiera avanza a causa della cementificazione, continuare a ignorare la realtà sarebbe un errore gravissimo. È il momento di cambiare rotta, nell’interesse dell’ambiente e delle comunità costiere”.