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Il caso

Il mistero dei Bronzi tra Riace e Brucoli, la nuova testimonianza di un sub calabrese

Antonio Drosi rivela la confidenza di un sub originario di Monasterace

26 Febbraio 2026, 10:35

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Il mistero dei Bronzi tra Riace e Brucoli, la nuova testimonianza di un sub calabrese

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L’inchiesta sull’ipotesi siracusana dei Bronzi di Riace, trovati nelle acque di Brucoli e poi trasferiti in Calabria, si arricchisce di nuove testimonianze. A parlare è un noto istruttore subacqueo lentinese, Antonio Drosi. La sua testimonianza non riguarda direttamente la vicenda di Brucoli, ma aiuta a ricostruire la storia dei Bronzi dopo il loro trasferimento in Calabria. «Si tratta di un ricordo – racconta Drosi – che avevo rimosso, ma che dopo la presentazione del libro di Anselmo Madeddu, mi è ritornato prepotentemente a galla, acquisendo una nuova luce. Era l’agosto del 1989. Mi trovavo in vacanza con mia moglie a Lampedusa, insieme ai miei amici milanesi Tony e Patrizia, e durante il soggiorno ebbi modo di conoscere un sommozzatore calabrese originario di Monasterace, tra i 40 e i 45 anni, anche lui in vacanza nell’isola. La comune passione per l’attività subacquea favorì tra di noi un certo clima amichevole. Ricordo che a un certo punto mi disse che il mare a volte leva e a volte dà, e da lì il discorso finì sui Bronzi di Riace. Fu così che il sub calabrese mi confidò come le due famose statue non fossero mai state il frutto di un antico naufragio nei fondali di Riace, ma che vi fossero state gettate di proposito poco prima: «ci’ ittanu», mi disse nel suo dialetto calabrese. Quindi mi rivelò un altro particolare di grande interesse. Lo scudo di una delle statue sarebbe stato staccato e la sua foto, o addirittura lo stesso scudo, sarebbe stato fatto visionare da un esperto collezionista siciliano, noto negli ambienti dei mercanti come «il barone», per fargli quotare il valore di mercato del reperto. Questi avrebbe poi messo gli archeotrafficanti calabresi in contatto con un ricco signore americano interessato all’acquisto di una delle statue. Forse si riferiva proprio a Paul Getty.

«Quindi lo scudo sarebbe stato portato in America e consegnato all’acquirente come prova della autenticità e della eccezionalità della statua che gli avrebbero dovuto vendere. Il sub calabrese - aggiunge Drosi - lasciava intendere di conoscere molto bene la vicenda, come se vi avesse avuto un ruolo attivo per via, probabilmente, della sua attività di sommozzatore a Monasterace. Altri amici calabresi, inoltre, mi confidarono che la vicenda del sequestro del giovane nipote di Paul Getty a Roma nel 1973 sarebbe stata legata proprio alla vendita del cosiddetto terzo Bronzo, poiché il magnate americano si sarebbe rivelato un “cattivo pagatore”, e qualcuno, per costringerlo a pagare, avrebbe organizzato il sequestro del nipote».

Fin qui la testimonianza di Antonio Drosi che pare confermare altri particolari già emersi in altre interviste ai testimoni.

Non sappiamo se il «barone» siciliano a cui si riferiva il sub calabrese fosse quel barone Enzo Cammarata al quale ha fatto espresso riferimento Anne Holloway nell’intervista rilasciata a La Sicilia, quando lo cita tra i possibili informatori del padre a proposito della provenienza dei Bronzi di Riace dal mare siciliano. Quel che è certo, però, è che questa nuova testimonianza è un ulteriore prezioso tassello di un mosaico che pian piano si sta sempre più ricomponendo.