26 febbraio 2026 - Aggiornato alle 12:20
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La conferenza stampa

Ermal Meta a Sanremo: il silenzio su Gaza è la vera bestemmia

Il cantante: "Stella Stellina" mette a nudo la desensibilizzazione collettiva su quello che accade in Palestina

26 Febbraio 2026, 11:07

Ermal Meta a Sanremo: il silenzio su Gaza è la vera bestemmia

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Dopo la seconda serata del Festival di Sanremo, in conferenza stampa, Ermal Meta denuncia un clima di autocensura e un assordante “silenzio” attorno al conflitto in Medio Oriente, presentando “Stella Stellina”, il brano in gara che racconta la storia di uno dei tanti bambini uccisi a Gaza.

«Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini e questa è la cosa che io trovo preoccupante, questo è un silenzio che spesso ci autoinfliggiamo, non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia. Ma la vera bestemmia è tutt'altro, è il fatto che vengano cancellate, questa è la bestemmia!»

Meta non ignora le reazioni contrastanti suscitate dalla canzone: «Ho letto delle critiche sulla mia canzone ma anche tante cose belle. A me interessa dire queste cose e tener fede al mio impegno di cantautore».

Interpellato sul rischio che simili temi passino sotto traccia, ribadisce: «Penso che il silenzio è il grande tema del mondo di oggi che noi viviamo, questa canzone, forse ve ne siete accorti, porta con sé un paradosso. Ed è il paradosso del mondo in cui noi viviamo oggi, perché è una canzone che se non ascolti il testo magari avresti anche voglia di ballare, ma non è casuale, è stato fatto così apposta. Poi ascolti il testo e quello che stai ascoltando ti frena per un attimo, poi dimentichi il testo e riprendi a ballare».

Quel cortocircuito, spiega, rispecchia le nostre abitudini di consumo delle immagini e delle notizie: «Non c'è veramente qualcosa che ci metta in pausa, noi viviamo di tante micro pause tra un sentimento e l’altro, tra una foto e l’altra, facciamo scrolling e vediamo gattini, feste, palestra, bambini che muoiono e poi di nuovo macchine, tv, il cantante di turno, bambini che muoiono, diventa tutto uguale, tutto insieme, non è così. Ho voluto fare una canzone così, come se fosse uno specchio, uno specchio del mondo in cui noi viviamo, è anche paradossale il fatto che nel mondo di oggi facciamo più rumori noi adulti dei bambini. Una cosa che mi preoccupa alquanto, essendo anche genitore, non che prima non mi preoccupasse, ma forse adesso riesco a intravedere il problema da più lontano».