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Attualità

La morte di Sandra a Modica, la famiglia: "Fateci sapere attraverso chi continua a vivere"

La donazione degli organi e ora il desiderio dei suoi congiunti di conoscere come è rifiorito il suo grande gesto

27 Febbraio 2026, 00:01

La morte di Sandra a Modica, la famiglia: "Fateci sapere attraverso chi continua a vivere"

Una bella foto di Sandra

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Modica continua a ricordare Sandra come una presenza luminosa, una ragazza di 34 anni piena di vita, profondamente legata alla sua famiglia e alla sua nipotina, con un sogno semplice e generoso: diventare operatrice socio‑sanitaria. Aveva appena concluso il tirocinio proprio nell’ospedale in cui, poche settimane dopo, sarebbe stata soccorsa. Il suo desiderio era aiutare gli altri, e quel desiderio, nel modo più doloroso e potente, si è compiuto davvero.

A due anni da quella domenica del 25 febbraio 2024, la sua famiglia ha affidato ai social un nuovo messaggio, un gesto di amore che attraversa il tempo. Non è solo un ricordo, ma un abbraccio rivolto a chi oggi vive grazie a lei. «Chi si riconosce e vorrà farsi avanti, anche in forma anonima, noi saremo pronti», scrive la mamma. Non c’è richiesta, non c’è pretesa: solo il bisogno umano di sapere che quel dono immenso continua a fiorire.

Il prelievo degli organi avvenne al Maggiore “Nino Baglieri” di Modica. Il fegato e i reni raggiunsero l’ISMETT di Palermo; il fegato fu trapiantato a un ragazzo della stessa età di Sandra, che mesi dopo cercò la famiglia per dire che stava bene. Dei reni non si conoscono i destinatari. I polmoni arrivarono a Padova, le cornee alla Banca degli Occhi del Veneto. Una comunicazione successiva confermò che tutti i trapianti erano andati a buon fine. Ogni organo ha trovato una nuova casa, ogni vita salvata è diventata un filo che continua a legare Sandra al mondo.

Il nuovo appello della famiglia è anche un invito più ampio a non smettere di credere nella cultura della donazione, soprattutto in un momento in cui fatti di cronaca dolorosi, come il caso del piccolo Domenico a Napoli, rischiano di incrinare la fiducia nel sistema dei trapianti. Nei commenti al post, in tanti ricordano che la risposta non è la sfiducia, ma controlli più rigorosi, trasparenza, responsabilità, e una solidarietà consapevole che non si lascia spegnere.

Il messaggio ha raccolto decine di testimonianze: trapiantati che ringraziano ogni giorno chi ha donato; famiglie che ogni anno ricordano il proprio donatore con una messa o un gesto silenzioso; persone che vivono con un organo che non era loro, ma che è diventato parte della loro storia. È una comunità invisibile, fatta di gratitudine, memoria e seconde possibilità.

Due anni dopo, il dolore resta. Non si attenua, non si dimentica. Ma accanto al dolore resta anche una certezza: Sandra continua a vivere. Vive nei corpi che ha salvato, nei respiri che ha restituito, negli sguardi che ha riacceso. Vive nel cuore di chi la ama e non smette di trasformare una tragedia in un seme di bene, in un gesto che continua a generare vita.