27 febbraio 2026 - Aggiornato alle 11:50
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Archeologia

Un'isola che continua a sorprendere, riemergono ambienti arcaici con sorprendenti reperti. Ecco dove si trova e la storia degli ultimi ritrovamenti

Strati del VI-V secolo a.C.: un quartiere artigiano, un sacello con statue di una divinità di origine egizia e una rara conchiglia

27 Febbraio 2026, 09:54

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Gela, ennesima scoperta durante alcuni lavori: una fornace con i canali di scolo e scarico di ceneri

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Una città che non smette di stupire, con tesori strappati al mare e alla terra. Un sito archeologico sorprendente e straordinario quello affiorato da un anno all’Orto Fontanelle, nel cantiere comunale destinato al futuro Palazzo della Cultura. Tra il municipio e il Lungomare, l’archeologia preventiva avviata dalla Soprintendenza di Caltanissetta diretta da Daniela Vullo ha permesso di riportare alla luce i muri di un quartiere del V secolo a.C., con l’ergasterion, la casa di lavoro, la fornace e numerosi reperti: vasellame, statue, monete e soprattutto un pregiato e rarissimo stilo.

Ma nei giorni scorsi quel sito ha lasciato senza parole l’archeologo Gianluca Calà e gli operai dell’impresa che lo affiancano instancabilmente, Carmelo Polino e Salvino Centinaro: l’indagine archeologica ancora in corso (mentre in parallelo proseguono i lavori del Comune sull’edificio da riqualificare con i fondi del Pnrr) ha permesso di scoprire, sotto gli edifici del V secolo a.C., strutture ancora più antiche del VI secolo.

Sono emersi alcuni ambienti di età arcaica con mura larghe 50 centimetri, ben costruite e sorprendentemente conservate. Prende corpo l’ipotesi che nell’area dell’Orto Fontanelle, in età arcaica, sorgessero edifici sacri sui quali, un secolo dopo, fu costruito il quartiere con le officine. Una tesi che sembra trovare conferma in due indizi. Uno dei vani arcaici emersi dovrebbe essere un sacello, un’area recintata con un altare dedicato a una divinità. Proprio lì sono state recuperate due statue, una in terracotta e una in bronzo, raffiguranti il dio Bes, divinità di origine egizia: un demone nano e grottesco che scacciava il malocchio. Nonostante l’aspetto demoniaco, con smorfie e linguacce, Bes era associato a protezione, gioia, fertilità e cura.

Per gli antichi era il dio che vegliava sulle partorienti e sui neonati, sulla fertilità e sul matrimonio. Dall’Egitto la sua popolarità si diffuse in tutto il Mediterraneo. In un altro ambiente arcaico, un’ulteriore scoperta eccezionale: una tonna galea, uno dei gasteropodi più grandi del Mediterraneo.

Il mollusco appartiene alla famiglia Tonnidae e l’esemplare rinvenuto è imponente, con un diametro di 20 centimetri e 10 di altezza. La tonna galea è un predatore notturno: usa il suo piede potente per muoversi sui fondali sabbiosi (come quelli gelesi), sui quali si sposta alla ricerca di prede. Inizia la sua attività al crepuscolo e trascorre le ore diurne sepolta nella sabbia, lasciando spesso emergere solo una parte della conchiglia.

Tonna galea è un grande predatore notturno e si nutre soprattutto di molluschi bivalvi nascosti nella sabbia, perforandone i gusci grazie agli acidi corrosivi secreti da ghiandole del suo apparato digerente.

Nel VI secolo a.C. fu dunque raccolta dai fondali sabbiosi, le sue carni consumate e il guscio, sottile ma resistente, conservato per essere usato come tromba per radunare i fedeli o come piccolo contenitore di liquidi per i riti. Ritrovare un gasteropode di tali dimensioni, oggi rarissimo, tra i frammenti di ceramica attica non è affatto comune.