Attualità
Scicli, il giornalista Paolo Borrometi non ha diffamato Franco Mormina
Ecco come stanno le cose dopo la decisione della Cassazione comunicata dal legale dello sciclitano
Il giornalista Paolo Borrometi
Il giornalista Paolo Borrometi non ha diffamato Franco Mormina: questo è ciò che stabiliscono due sentenze, quella del Tribunale di Ragusa e quella della Corte d’Appello di Catania, divenute definitive perché la Procura non ha presentato ricorso. Lo riconosce lo stesso legale di Mormina nel suo comunicato, quando osserva che la Procura non ha impugnato la decisione: un dato che, sul piano giuridico, chiude in modo irrevocabile il giudizio penale.
Il cuore della vicenda è semplice: negli articoli contestati, Borrometi non attribuiva autonomamente a Mormina la qualifica di “capomafia”, ma riportava quanto contenuto nelle relazioni della Direzione investigativa antimafia e della Direzione nazionale antimafia. Le sentenze di primo e secondo grado hanno chiarito che il giornalista ha esercitato il diritto di cronaca citando fonti istituzionali, senza travisarle né farle proprie. Per questo è stato assolto.
La recente pronuncia della Cassazione non modifica questo quadro. La Suprema Corte, che non può entrare nel merito dei fatti, ha accolto una richiesta della parte civile limitata agli effetti civili della vicenda. È lo stesso legale di Mormina a definirli “purtroppo, solo gli effetti civili”, confermando che la sentenza penale resta intatta. Il rinvio disposto dalla Cassazione serve unicamente a permettere al giudice civile di valutare se, pur in presenza di un’assoluzione penale definitiva, possa esistere un profilo risarcitorio. Ma il giudice civile non può ribaltare ciò che il penale ha già accertato: il reato non sussiste e Borrometi non ha diffamato Mormina.
La distinzione tra i due piani è fondamentale. Una sentenza penale passata in giudicato stabilisce in modo irrevocabile che l’imputato non ha commesso il reato contestato. Il procedimento civile, se ci sarà, potrà solo verificare l’eventuale esistenza di un danno, senza mettere in discussione l’assoluzione. È un passaggio tecnico, non una revisione del merito.
Alla luce delle precisazioni fornite dalla difesa del giornalista, il punto fermo è chiaro: Paolo Borrometi è stato assolto in primo e secondo grado, e quella sentenza è oggi definitiva. Tutto ciò che avverrà in sede civile non riguarda la sua colpevolezza, già esclusa, ma un diverso e limitato profilo giuridico che non incide sul giudizio penale.