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Attualità

Ragusa, monta il dibattito sul salvataggio dell'ex mulino Curiale

I cittadini sui social: "Ma non si era detto di salvaguardarlo per farlo diventare un luogo simbolo di archeologia industriale?"

01 Marzo 2026, 03:37

Ragusa, monta il dibattito sul salvataggio dell'ex mulino Curiale

I lavori all'ex mulino Curiale

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L’ex mulino Curiale torna al centro del dibattito cittadino, e questa volta a riaccendere la discussione è la denuncia di un utente sui social: «Dopo mesi di lavori fermi, stanno buttando completamente giù l'ex mulino Curiale. Ma non avevano detto che la parte antica sarebbe stata preservata? Ancora una volta, una ennesima testimonianza della storia di Ragusa viene cancellata?». Un messaggio che fotografa un sentimento diffuso: la sensazione che un altro pezzo di memoria collettiva stia scomparendo sotto i colpi delle ruspe.

Un luogo simbolo dell’archeologia industriale ragusana
Il mulino Curiale, costruito negli anni ’30 dal commendatore Vito Curiale, non era un semplice edificio produttivo: era un tassello della storia economica e sociale della città. Qui si producevano farina e pasta Santa Lucia, un marchio che ha accompagnato per decenni le famiglie ragusane. La struttura, situata in corso Vittorio Veneto, era considerata una delle testimonianze più significative dell’archeologia industriale locale, tanto che la parte più antica risultava sottoposta a vincoli specifici.

Negli ultimi anni l’immobile era stato acquistato da una cordata di imprenditori edili, con un progetto ambizioso: demolire il complesso e costruire al suo posto appartamenti, spazi commerciali, un supermercato e un ristorante panoramico con vista su Ragusa e sull’Etna. Un intervento che ha diviso l’opinione pubblica fin dal primo momento.

Le promesse di tutela e la realtà del cantiere.
Secondo quanto riportato da diverse fonti, la parte più antica del mulino e alcuni macchinari storici avrebbero dovuto essere preservati come testimonianza del passato industriale della città. Ma le immagini e le segnalazioni degli ultimi giorni raccontano un’altra storia: dopo mesi di cantiere fermo, la demolizione sembra essere ripresa in modo massiccio, senza che sia chiaro cosa verrà realmente salvato.

È proprio questo scollamento tra promesse e realtà a generare indignazione. Molti cittadini si chiedono se Ragusa stia perdendo, ancora una volta, un’occasione per valorizzare il proprio patrimonio invece di cancellarlo.

Una polemica che non nasce oggi.
Le critiche non arrivano solo dai residenti. Lo studioso di archeologia industriale Daniele Pavone ha più volte denunciato la mancanza di attenzione verso questo tipo di beni, parlando apertamente di una città affetta da “mollichismo culturale”, dove si preferiscono i complimenti alla critica e dove la Soprintendenza appare ridotta al ruolo di “notaio cieco”. Parole dure, che oggi risuonano con ancora più forza davanti alla progressiva scomparsa del mulino.

Una domanda che resta sospesa.
La vicenda dell’ex mulino Curiale non è solo una questione urbanistica: è un interrogativo sul rapporto che Ragusa vuole avere con la propria storia. È possibile conciliare sviluppo e memoria? È accettabile sacrificare un pezzo di identità cittadina per un nuovo complesso edilizio? E soprattutto: perché, nonostante i vincoli e le rassicurazioni, la parte antica sembra destinata a sparire?

Domande che meritano risposte chiare, prima che l’ennesima testimonianza del passato venga inghiottita dal presente senza lasciare traccia.