Il racconto
Volo da Catania per il Regno Unito, caos per la nuova autorizzazione Eta: «Hanno fatto scendere un americano»
La testimonianza di un turista etneo che, a poche ore dall'introduzione dell'autorizzazione obbligatoria, ha anche rischiato di cadere in una truffa online
Un volo per il Regno Unito prenotato molto tempo fa. Ma, arrivato il giorno prima della partenza, la scoperta, casuale, di un obbligo per chiunque si deve recare Oltremanica: dal 25 febbraio serve infatti richiedere una autorizzazione online chiamata Eta, acronimo di Electronic Travel Authorisation. «Non ci aveva informato nessuno, né avevo trovato notizie a riguardo sul sito della compagnia o dell'aeroporto», riferisce Carlo che insieme alla compagna ha letto della novità «su un sito di informazione».
La sera prima del viaggio si premura quindi di contattare il nipote, «che è un informatico» per compilare tutto. Qui la prima disavventura: «Abbiamo fatto una ricerca online, abbiamo iniziato a compilare tutto, inserendo dati completi personali e del passaporto su un sito che ci sembrava quello ufficiale. Ma alla fine della compilazione ci sono state chieste 130 sterline, più di 150 euro a persona. I biglietti sono costati meno. Avevo letto ne bastavano meno di venti». Si trattava in effetti di un sito di un operatore esterno «no di quello ufficiale del governo del Regno Unito: abbiamo quindi trovato il sito giusto e ripreso la lunga procedura, pagando 16 sterline circa a persona». E tutto è andato liscio: «In pochi minuti ci è arrivata la conferma con un disclaimer che informava che non dovevamo stampare nulla: i nostri dati e numero di passaporto erano già sul sistema».
Arrivati in aeroporto a Catania però è iniziato il caos tra i passeggeri: «Gli operatori della compagnia aerea ci hanno chiesto la stampa di una ricevuta, che noi e tanti altri non possedevamo: avevamo solo una screenshot fatta perché "non si sa mai"». Una precauzione rivelatasi poi fondamentale: «Le operatrici della compagnia prima dell'imbarco hanno chiesto, in modo molto nervoso, a tutti i passeggeri il documento. Noi siamo stati prima a chiedere come stampare, e poi aiutati da due ragazze giovani che tramite i dati della screenshot ci hanno aiutato a recuperare la ricevuta, che ripeto non era richiesta dal governo inglese». Insomma: il viaggio si è poi fatto e «arrivati a Londra è stato tutto rapidissimo: come c'era scritto sul sito la nostra autorizzazione risultava già associata al passaporto». A non poter prendere il volo è stato però un turista americano: «Non conosco bene l'inglese - specifica Carlo - ma credo che non sapesse dell'Eta e come poter scaricare la ricevuta. A me dispiace perché il sistema alla fine è semplice e rapido, ma senza aiuto dalla compagnia, evidentemente non organizzata, tutto diventa complicato. Fino a questi estremi», conclude.