La vertenza
L’ex Sicilvetro verso la chiusura: a rischio ci sono centinaia di posti
Il deputato Safina (Pd) chiede un’audizione all'Ars, il sindaco vuole incontrare i vertici aziendali
La vicenda dell’ex Sicilvetro a rischio chiusura entra con forza nel dibattito politico regionale. Sullo sfondo di una situazione che rischia di trasformarsi in una nuova emergenza industriale siciliana, c'è un atto ispettivo urgente all’Ars e una richiesta di audizione immediata presso la commissione Attività produttive per verificare quali misure possano essere adottate per evitare lo stop produttivo, scongiurare la cassa integrazione e tutelare lavoratori, competenze e prospettive industriali.
A presentare la richiesta di audizione è stato il deputato Pd trapanese Dario Safina. Da più parti descrivono in questi giorni uno scenario piuttosto allarmante. Il forno e le tre linee produttive dello stabilimento acquisito circa vent’anni fa dalla multinazionale americana O-I Manufacturing Italy, potrebbero fermarsi a breve. Una prospettiva che metterebbe a rischio oltre cento posti di lavoro e che avrebbe ricadute pesanti anche sull’indotto, a partire dalla Sarco, l’azienda marsalese che tratta il vetro proveniente da tutta la Sicilia e nella quale O-I detiene una compartecipazione.
La notizia del possibile stop sarebbe stata comunicata informalmente dai dirigenti nel corso di un incontro con una rappresentanza dei dipendenti. L’ufficialità è attesa entro fine marzo, ma si delinea che parte della produzione è invenduta, le giacenze di bottiglie in magazzino sono elevate e già in passato una delle tre linee era stata sospesa per gli stessi motivi. A ciò si aggiunge il rischio concreto di una chiusura dei forni per manutenzione, un’operazione che non è reversibile in tempi brevi e che comporta costi e investimenti significativi per una eventuale riaccensione.
Il sindaco di Marsala, Massimo Grillo, ha avviato un’interlocuzione con i vertici aziendali e ha chiesto un incontro alla presenza dell’assessorato regionale alle Attività produttive, di Sicindustria e delle organizzazioni sindacali. Una situazione che va oltre la contingenza locale. Le difficoltà di mercato, già rappresentate dall’azienda nell’incontro di febbraio in Sicindustria, impongono una riflessione più ampia sulle dinamiche della concorrenza internazionale e sulle ricadute delle politiche industriali globali, che spesso penalizzano territori periferici e lavoratori specializzati. In questo contesto, la Sicilia rischia di pagare ancora una volta il prezzo più alto. «La Regione non può restare spettatrice - dice Safina - serve un tavolo istituzionale urgente con azienda e parti sociali per comprendere le reali intenzioni industriali e individuare strumenti legislativi e misure straordinarie capaci di accompagnare l’impresa e i lavoratori oltre questa fase critica». Bisogna insomma difendere lo stabilimento, ma soprattutto l'occupazione. E per la Regione ciò rappresenta è un banco di prova, in quanto l'azienda è in un settore strategico per il territorio trapanese per l'intera isola.