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La guerra in Iran vista con gli occhi del Muos di Niscemi

Niscemi: il terminale MUOS che, tra gigantesche antenne e frequenze ELF, coordina droni, sottomarini e intelligence nell'offensiva su Teheran

02 Marzo 2026, 18:40

 La guerra in Iran vista con gli occhi del Muos di Niscemi

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I cieli di Teheran si illuminano a giorno sotto il peso dei bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele. Mentre il mondo osserva le fiamme avvolgere la capitale iraniana e i notiziari internazionali aggiornano in tempo reale la conta delle esplosioni, uno dei centri nevralgici di questa offensiva non si trova solo nelle sale operative del Pentagono o nei bunker di Tel Aviv. Pulsa, in modo silenzioso e invisibile, nel cuore della Sicilia. La stazione di telecomunicazioni di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, attiva fin dal 1991, è l'occhio e l'orecchio elettronico che rende possibile il coordinamento di questo conflitto. Estesa su ben 1.660.000 metri quadri di terreni un tempo agricoli e boschivi, è una delle infrastrutture militari più vaste d'Italia. Non si tratta di una base condivisa: un Accordo tecnico firmato nel 2006 ha sancito che questo territorio è a "uso esclusivo" delle forze armate statunitensi, garantendo a Washington la piena sovranità sulle operazioni che vi si svolgono.

Il "Grande Fratello" satellitare

È da questa enclave siciliana che transitano i comandi per il teatro bellico iraniano, grazie all'installazione di uno dei soli quattro terminali terrestri al mondo del MUOS (Mobile User Objective System) della US Navy. Se potessimo tracciare la rotta dei dati che guidano l'attacco su Teheran, li vedremmo rimbalzare sulle tre colossali antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, che trasmettono verso i satelliti geostazionari in banda Ka (tra i 30 e i 31 GHz). Accanto a esse, due enormi trasmettitori elicoidali alti 149 metri operano in banda UHF per il posizionamento geografico e le comunicazioni tattiche.

Questa rete satellitare di ultima generazione è l'ossatura digitale della guerra: collega tra loro i Centri di Comando e Controllo USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali radio militari sul campo. I missili che colpiscono i bersagli sensibili in Iran e i droni senza pilota – come i Global Hawk, i Predator e i Reaper impiegati nelle missioni con decolli dalla vicina base militare di Sigonella – ricevono i loro input letali proprio attraverso le frequenze gestite da Niscemi.

Dagli abissi all'Intelligence Globale

L'infrastruttura non domina solo i cieli, ma penetra anche negli abissi. La stazione emette onde che coprono lo spettro delle frequenze estremamente basse e bassissime (ELF, VLF, LF, dai 300 Hz a 300 kHz), capaci di attraversare le profondità oceaniche. Grazie al sistema integrato ISABPS, installato a Niscemi nel 2006 dopo la chiusura di una base in Islanda, il terminale assicura il collegamento strategico con i sottomarini a propulsione nucleare. In questo momento, un sottomarino americano in immersione nel Mar Arabico o nel Golfo Persico può ricevere l'ordine di lancio contro le coste iraniane direttamente dalle antenne siciliane.

La letalità del MUOS è ulteriormente potenziata dal suo intimo collegamento con la NSA (National Security Agency), la più potente centrale di spionaggio planetaria degli Stati Uniti, garantendo un flusso continuo di intelligence essenziale per le operazioni in corso.

Una macchina bellica da centinaia di milioni

Dietro la spietata efficienza mostrata in questi giorni di conflitto, si cela un investimento colossale che ha richiesto anni per essere perfezionato. La US Navy ha destinato al solo progetto siciliano oltre 43 milioni di dollari, di cui 30 milioni esclusivamente per le attrezzature tecnologiche e i sistemi di trasmissione. Lo sviluppo dell'intero network non è stato privo di ostacoli: il lancio del primo satellite è avvenuto nel febbraio 2012, accumulando due anni di ritardo rispetto ai piani originali a causa di numerosi imprevisti tecnici e test falliti. I militari statunitensi si sono inoltre resi conto in corso d'opera che i quattro satelliti inizialmente previsti non sarebbero bastati a garantire la copertura mondiale richiesta. Per assicurarsi che nessun angolo del globo – Iran compreso – rimanesse scoperto, i produttori hanno dovuto ottenere dal Congresso USA un finanziamento straordinario di ulteriori 340 milioni di dollari per la realizzazione di un quinto satellite. Il Muos è diventato operativo solo nel 2016, in ritardo anche per il movimento di protesta che ne ha ostacolato l'iter.

La guerra del futuro si sta combattendo in Iran, ma la sua cabina di regia si innalza, silenziosa e inaccessibile, tra le sughere del territorio di Niscemi.