crisi idrica
Scontro Aica-Siciliacque, il giallo dei pagamenti: numeri opposti e reciproche accuse di falsità
Guerra dell'acqua ad Agrigento e la Regione resta a guardare
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La polemica tra Aica e Siciliacque non è più solo un confronto tecnico: è diventata una “guerra” di numeri, di accuse incrociate, di smentite frontali. Una “battaglia” combattuta a colpi di comunicati, mentre sullo sfondo ci sono i cittadini, costretti ad assistere impotenti allo “spettacolo” di due strutture pubbliche che si contraddicono su dati che, in un sistema sano, dovrebbero essere oggettivi e incontestabili. Tutto questo dopo il via libera della Regione alla prima tranche del prestito complessivo di 20 milioni di euro per sanare le casse del gestore. Sono soldi che Aica trasferisce a Siciliacque, ma non sono bastati a placare i toni del confronto impostato ora sui pagamenti correnti. E che hanno prodotto nei giorni scorsi anche un nuovo atto di citazione.
Da un lato la società di sovrambito che sostiene che «l'ultimo pagamento risale a ottobre 2025, e per giunta in acconto», che il debito di Aica è salito a 25 milioni più 4 milioni di interessi, e che la società agrigentina avrebbe «deliberatamente scelto di non pagare». Numeri presentati come «incontrovertibili», accompagnati dalla minaccia di ulteriori azioni giudiziarie e del blocco dei conti.
Dall’altro lato Aica, che ritiene tutto ciò falso. E rende pubblica la sua contabilità: 4.735.935 euro versati tra settembre 2025 e febbraio 2026. Accusa Siciliacque di alimentare allarmismo, di ignorare che la Regione ha già stanziato 10 milioni e programmato ulteriori coperture nel 2027, e definisce «sconcertante» l’atto di citazione da 12 milioni arrivato proprio ora. La presidente Nobile parla di «attacco mediatico senza giustificazione», il direttore Fiorino di «pressioni inaccettabili».
Sono due versioni opposte e chiaramente incompatibili. Aica riferisce di avere prontamente informato la Regione Siciliana dei contenuti del comunicato di Siciliacque e dell’atto ricevuto. E si riserva ogni azione a tutela della propria reputazione e della corretta informazione, ribadendo convintamente che «servono verità, responsabilità e rispetto delle istituzioni».
Ma il dato chiaro a tutti noi, operatori dell'informazione e utenti, è che uno dei due evidentemente non dice la verità. E questo è gravissimo visto che non siamo di fronte ad opinioni, ma a numeri, pagamenti, cifre che dovrebbero essere certificate, atti amministrativi che dovrebbero essere chiari, verificabili e trasparenti. E invece diventano “armi” in una contesa che dura da mesi, con la Regione che non riesce a stabilire chi ha ragione e chi no e assumere un autorevole ruolo di mediazione.
Intanto i cittadini pagano le bollette (Nobile dice che gli incassi sono aumentati) nonostante continuino a subire disservizi a causa di un sistema idrico che resta fragile e inefficiente. E devono pure assistere allo spettacolo di due Enti pubblici che si accusano di falsità, che si smentiscono a vicenda, che trasformano un servizio essenziale in una zuffa mediatica poco edificante per tutti.
Il servizio idrico non deve e non può essere un ring dove vince chi picchia più forte, ed i cittadini meritano trasparenza, efficienza e verità, non una offensiva “guerra” dei numeri. Finché non verrà chiarito chi dice la verità, finché la Regione continua ad essere colpevolmente assente, questa vicenda continuerà a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.