l'intervista
L'8 marzo delle poliziotte di Catania: «Quello che conta è la vocazione per questo mestiere»
Il racconto di tre donne che hanno scelto la divisa. «Un lavoro che ci riempie di gratificazioni»
Donne. E poliziotte. Se il binomio non sorprende più è il giorno della donna che diventa l’occasione per incontrarne alcune, al commissariato di San Giuseppe La Rena.
Il nostro intento dichiarato è sondare l'attitudine al servizio e, attraverso loro, cercare di far capire una volta di più a tutte le altre donne quanto, più che le differenze di genere, contino la realizzazione di se stesse, l'autonomia, l'indipendenza. E come ciò non significhi necessariamente rinunciare a crearsi una famiglia.
Si tratta di "super donne"? Assicurano di no, anche se indossare la divisa per loro rappresenta una scelta precisa. «Vale una volta di più se consideriamo che oggi le donne ricoprono ruoli prima destinati solo agli uomini, e noi ne siamo un esempio vivente», sottolinea l'assistente Giusy Barbagallo, in servizio al commissariato Borgo Ognina nell'ufficio Controllo del Territorio, dunque sulle Volanti. «Svolgere servizio in questa amministrazione - continua - mi riempie di gratificazioni ed è un servizio che scelgo, ogni giorno, nonostante il sacrificio di conciliarlo con la famiglia e i miei tre figli. La Sicilia ci ha chiamato in causa sull'8 marzo, ebbene io reputo che sia diventata una ricorrenza e non sia mai stata una festività, tanto meno oggi visto che, come me, tante colleghe ogni giorno condividono insieme agli uomini l’impegno e i rischi del nostro mestiere. Mestiere il nostro, ma non è il solo, che richiede una vocazione altrimenti diventa difficile poterlo svolgere al meglio».
Per l'assistente Surayana Sabrina Boccaccio, della Squadra Cinofili della questura, «il vero valore aggiunto è riuscire a lavorare in squadra a prescindere dal genere a cui si appartiene, poiché abbiamo tutti gli stessi obiettivi e si crea un rapporto di fiducia senza pari». Chi non si stacca letteralmente da lei è Ares. «È un pastore tedesco a pelo lungo da lavoro di quasi quattro anni, cane specializzato per la ricerca antidroga che oltre ad essere il mio collega di lavoro con il suo infallibile fiuto per gli stupefacenti, è anche compagno di vita considerato che vive insieme a me. Ma Ares e io siamo solo un tassello di una squadra in cui l'equilibrio si crea e mantiene perché ognuno ha un ruolo e che funziona proprio per l'interazione corretta e costante di tutti gli elementi del team. Non si può prescindere - conclude - dal mantenere il giusto approccio con i cittadini sul territorio, creando fiducia ed empatia».
L'agente scelto Giulia Torrisi della squadra Volanti, pur avendo seguito le orme del padre ormai in pensione, ha «scelto di far parte delle Volanti, consapevole della complessità del lavoro. A proposito delle donne in generale nella Polizia di Stato va detto che ci siamo integrate in tutto e per tutto, fare squadra è il segreto. A me piace dire che i limiti sono fatti per essere superati, e se prima essere donna poteva venire considerato un limite, ormai non lo è più. Una volta Oscar Wilde disse “date alle donne occasioni adeguate e loro saranno capaci di tutto; quindi ciò che mi sento di dire a tutte le donne che vogliano fare questo lavoro o qualsiasi altro, è di essere forti per raggiungere il proprio obiettivo. E una volta raggiunto, passare subito al prossimo».